Potete contattarmi al 3278278737 oppure tramite mail a: culturafinanziaria@gmail.com
giovedì 12 dicembre 2013
martedì 10 dicembre 2013
Serata di conoscenza del mondo delle api con degustazione
Venerdì sera presso la Biblioteca di Arese in via dei platani 6 (al centro Giada), Banca Mediolanum sponsorizzerà una serata dedicata al mondo delle api e del miele. troverete tutti i dettagli su questo link: https://www.facebook.com/events/258671130952338/
giovedì 5 dicembre 2013
Preparatevi all'arrivo di una patrimoniale globale
I governi più indebitati ci stanno pensando. Prelievo coatto o tassa una tantum sui beni come idea Fmi.
ROMA (WSI) - Il ministro irlandese delle Finanze ha confermato che in caso di fallimento di una banca sarà attuato un prelievo forzoso sui conti correnti, allo scopo di salvaguardare i contribuenti e punire invece piuttosto l'istituto e i clienti che vi hanno fatto affidamento. Ma non è solo in casi estremi come il fallimento di una banca che i cittadini rischiano di vedere sottratti i propri risparmi e una percentuale del proprio patrimonio. Dagli Stati Uniti all'Europa e il Giappone, infatti, presto le famiglie potrebbero trovarsi a sborsare una somma più alta anche di quella da pagare in caso di un crac dei mercati. Secondo l'editorialista del Wall Street Journal Romain Hatchuel, infatti, i governi più indebitati del mondo stanno pensando a imporre una patrimoniale globale una tantum sui beni di capitale. La Casa Bianca e il neoeletto sindaco di New York Bill de Blasio non sono gli unici a parlare di un innalzamento della pressione fiscale (in particolare per i più benestanti). Anche Fondo Monetario Internazionale,Warren Buffett e persino il miliardario gestore di fondi obbligazionari Bill Gross hanno lanciato un appello in questo senso. Insomma la proposta sta contagiando anche le elite dei potenti e dei più benestanti. Il contesto per sostenere questo argomento sono ad esempio le attese del Fmi per un rapporto tra debito pubblico e Pil al 110% di media nelle economie industrializzate l'anno prossimo, il 35% sopra i livelli del 2007 e il 50% sopra il livello consentito dai patti di stabilità dell'area euro. Nel passato gli esempi non mancano, scrive Hatchuel. Tra il 2008 e il 2012, diverse nazioni del mondo industrializzato (tra cui Regno Unito, Irlanda e Spagna) hanno aumentato la tassa sul reddito personale dell'8% di media. Negli Stati Uniti la scadenza degli sgravi fiscali imposti nell'era Bush ha alzato l'aliquota sui più ricchi dal 35% al 39,6%. Quella che viene definita dal Fmi una "tassa sui redditi più alti per massimizzare le entrate" è un buon esempio di quanto lontano potrebbero spingersi gli incrementi di peso del carico fiscale per i più ricchi. Secondo le stime e i calcoli che si basano sulla teoria della curva di Laffer, almeno al 63% e probabilmente ancora più in alto. Il tasso che consente di massimizzare le entrate tramite l'imposizione fiscale per i Paesi Ocse è al 60%, di molto sopra i livelli esistenti in Usa. Alzandolo al 70% (dove si trovava prima del piano di tagli fiscali imposto dall'amministrazione Reagan) gli Stati Uniti sarebbero lo Stato in grado di ottenere i maggiori risultati: avrebbero un gettito di entrate fiscali aggiuntivo di circa l'1,25% del Pil. Queste misure, dice l'editorialista, "ovviamente non sarebbero sufficienti a far tornare le maggiori economie mondiali su livelli di debito sostenibili". Così come non lo sarebbero piani di rinengazione del debito o di riduzione del passivo via inflazione. Per quello ci vuole una crescita significativa. In un report che ha fattomolto scandalo, il Fmi spiega che una tassa del 10% sui patrimoni delle famiglie dei paesi industrializzati consentirebbe di riportare il debito su livelli pre crisi. A prima lettura una patrimoniale di questo tipo sembrerebbe assurda, ma non lo è più se si pensa a quanto accaduto in casi come quello di Cipro, dove i correntisti con almeno 100 mila euro depositati in banca hanno subito un prelievo forzoso per poter salvare lo stato indebitato, tanto dipendente dal sistema bancario. Popoli di grandi risparmiatori come i giapponesi dovrebbero iniziare a preoccuparsi: al 240% del Pil, il loro tasso è pari a più del doppio di quello cipriota quando le finanze dell'isola del Mediterraneo hanno fatto crac. L'utilizzo di armi di distruzione di massa del patrimonio, conclude l'articolo del Wsj, come la tassa una tantum proposta dal Fondo Monetario Internazionale o il prelievo coatto dai conti delle banche cipriote sono sempre più probabili in un mondo in cui i debiti sovrani sono così alti e così vicini al default.martedì 26 novembre 2013
Conto Deposito Banca Mediolanum - 3,00%
A seguito del taglio dei tassi da parte della BCE (Ricordiamo che siamo allo 0,25%), e al discorso di Mario Draghi in cui apre alla possibilità di portare i tassi in negativo (http://www.corriere.it ) abbiamo assistito ad un crollo dei rendimenti. Il BTP scadenza novembre 2014, quindi ad 1 anno rende -0,04% (http://www.rendimentobtp.it/isin/IT0004780380 ).
Nei prossimi giorni assisteremo quindi ad una discesa dei rendimenti dei conti deposito.
Banca Mediolanum fino a giovedi 28 novembre confermerà il 3,00% sui vincoli ad un anno.
Contattatemi per approfittarne
marco.dedonno@bancamediolanum.it
Nei prossimi giorni assisteremo quindi ad una discesa dei rendimenti dei conti deposito.
Banca Mediolanum fino a giovedi 28 novembre confermerà il 3,00% sui vincoli ad un anno.
Contattatemi per approfittarne
marco.dedonno@bancamediolanum.it
martedì 19 novembre 2013
Bonifico bancario: tutti i costi delle principali banche
Tra i costi fissi più importanti abbiamo il canone annuo per la gestione del conto e l'imposta di bollo prevista dalla legge. Ecco un riassunto delle principali banche
IL PREZZO DEL BONIFICO - Al momento di scegliere un conto corrente, il prezzo del bonifico bancario potrebbe essere un importante costo accessorio da valutare. Sopratutto quando si dispongono bonifici tutti i mesi per pagare utenze, affitti ed altri servizi. Per questo motivo, con l’aiuto del comparatore gratuito ed indipendente di SosTariffe.it abbiamo fatto un riassunto con i costi dei bonifici bancari previsti dalle principali banche. A voi, i risultati.
Bonifico con CheBanca!
CheBanca! offre all’utenza la possibilità di attivare un conto corrente tradizionale o un conto corrente online. I bonifici online non prevedono costi – questo vale per tutti i conti online e tradizionali – ma se si dispongono presso la filiale della banca, c’è un costo da pagare. Nel caso del Conto CheBanca! Online, il bonifico allo sportello costa 3 euro. Se invece si è titolare di un conto corrente tradizionale (Conto CheBanca in Filiale), i bonifici sono gratuiti online, presso lo sportello ed anche telefonicamente. Con CheBanca!, inoltre, è possibile approfittare dell’attuale promozione che prevede uno smartphone Nokia Lumia 520 gratis aprendo un conto corrente CheBanca!.
Bonifico con Banca Mediolanum
Con Banca Mediolanum è possibile attivare diversi conti correnti. Tra quelli più convenienti spicca Conto Corrente Freedom One, un conto con una gran operatività che prevede anche un rendimento del 3% sulle somme depositate. Con Conto Corrente Freedom One i bonifici bancari, sia online, al telefono e allo sportello, sono gratuiti. Questo conto corrente non prevede canone annuo né imposta di bollo.
Bonifico con FinecoBank
Con il conto corrente Fineco i bonifici sono gratuiti, anche in questo caso tanto online, come allo sportello o telefonicamente. Con questa banca, inoltre, potrai gestire il tuo conto corrente in maniera semplice e completa, grazie all’esclusivo strumento online di gestione conto corrente MoneyMap.
Bonifico con Banca UniCredit
Banca UniCredit prevede un’ampia gamma di conti correnti, che si adattano a tutte le esigenze dei clienti. Tra i più popolari possiamo menzionare il Conto Super Genius, che prevede bonifici online gratuiti. Eseguiti allo sportello invece i bonifici costano 4,50 euro. Il canone con Conto Super Genius è azzerabile, ed è previsto il pagamento dell’imposta di bollo (34,20 euro) a carico del cliente.
Bonifico con Banco Posta
Anche BancoPosta propone diversi conti correnti; con quello tradizionale (Conto BancoPosta) il bonifico disposto online costa 1 euro, e quello allo sportello 2,50 euro. Conto BancoPosta prevede un canone annuo di 30,99 euro e l’imposta di bollo a carico del cliente.
Bonifico con Intesa Sanpaolo
Con il conto corrente Facile di Banca Intesa Sanpaolo i bonifici online costano 1 euro, mentre quelli disposti allo sportello hanno un costo di 3,50 euro. Questi sono soltanto alcuni conti correnti delle principali banche in Italia. Per maggiori informazioni riguardo tutti i conti correnti disponibili, vi consigliamo di utilizzare il nostro comparatore gratuito.
giovedì 14 novembre 2013
Inps, l’allarme di Mastrapasqua: «Sui conti non siamo tranquilli»
IL CORRIERE
Il presidente dell’Inps: «Ho scritto ai ministri Saccomanni e Giovannini, il bilancio può dare segnali di non tranquillità»
Il disavanzo patrimoniale ed economico dell’Inps può dare segnali di non totale tranquillità. Così il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua sui dati di bilancio dell’ente che soffre dell’accorpamento con Inpdap ed Enpals. Una preoccupazione, ha spiegato Mastrapasqua nel corso di una audizione alla commissione bicamerale di controllo, di cui ha fatto partecipe il governo in una lettera.
LA LETTERA - «Ho scritto sia al ministro Saccomanni che al ministro Giovannini, come fatto con l’esecutivo precedente — ha spiegato — invitandolo a fare una riflessione su questo punto essendo il bilancio Inps ormai un bilancio unico ed essendo il disavanzo patrimoniale ed economico una cosa che, vista dall’esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità».
LA COMMISSIONE - Parlando davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali, Mastrapasqua ha ribadito come «la genesi della perdita dell’Inps» derivi da «uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali». L’Inps ormai accorpa anche gli ex Inpdap ed Enpals, accorpamento che, ha proseguito Mastrapasqua, «ha creato uno squilibrio di bilancio».
L’APPELLO - Il presidente dell’Istituto di previdenza ha poi lanciato un appello. Bisogna valutare «nelle sedi competenti, l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico». Così il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, in un’audizione a San Macuto, con riferimento alla situazione ante-2008, quando lo Stato trasferiva le risorse per coprire la gestione Inpdap, in modo strutturale. Il rischio, altrimenti, è un «aumento delle passività».
14 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
Le banche svizzere: via il segreto o conto da chiudere
corriere
ALL’ESTERO LA FIRMA DELLA CONVENZIONE PER LO SCAMBIO DI DATI IL 18 OTTOBRE
Le comunicazioni ai clienti in vista dell’entrata
in vigore del reato fiscale
MILANO - Nella battaglia contro l’evasione, chi porta i capitali all’estero, in Svizzera o in altri paradisi fiscali, è ormai accerchiato. Lo sanno bene i connazionali che hanno i conti in una banca di Lugano o Zurigo (la stima è di depositi per 120-180 miliardi di euro): in questi giorni i correntisti italiani vengono contattati dagli istituti di credito elvetici che preannunciano l’arrivo di una lettera in cui sarà sottoposta loro la scelta di chiudere il conto o di uscire dall’anonimato.Il modo di contattare i clienti può cambiare da banca a banca e anche in relazione al Paese di residenza del correntista. Infatti la Svizzera ha già chiuso un accordo fiscale con la Gran Bretagna e un altro con l’Austria. Mentre è in trattativa con gli Stati Uniti: secondo le stime ammonterebbero a circa 200 miliardi di dollari i conti intestati a cittadini americani che sfuggono al fisco Usa. Washington vuole i nomi e sta minacciando le banche svizzere di sanzioni in caso di mancata collaborazione. Ma sul piede di guerra è anche la Germania, così come la Francia o l’Italia.
È cambiato il clima internazionale nei confronti dei paradisi fiscali, l’Ocse sta portando avanti una lotta serrata all’evasione: il segreto bancario è destinato a morire. La lotta al terrorismo e la necessità di seguire il denaro nei suoi movimenti da un lato, la crisi mondiale che ha spinto i Paesi a rivedere le proprie politiche di lotta all’evasione dall’altro, hanno portato a una forte pressione su tutti quei Paesi in cui è in vigore il segreto bancario. In Svizzera ha cominciato a venire meno da tempo, ma solo nel caso di attività criminali, come appunto terrorismo, crimine organizzato o riciclaggio di denaro. Ora siamo a una svolta perché, su pressione del Gruppo d’azione finanziaria internazionale e del G20, Berna è stata obbligata a elaborare una proposta di legge che introdurrà i reati fiscali qualificati come reati presupposto del reato di riciclaggio. Il rischio, in caso di mancato adeguamento del Paese entro il 2016, è l’inserimento nella black list con conseguente perdita di un’importante fascia di business. Le banche non hanno perso tempo e di fronte a questo aut aut hanno cominciato ad attrezzarsi e ad avvertire i propri clienti, illustrando il cambio in corso. Una volta approvata la legge, gli istituti di credito che manterranno i conti di evasori saranno perseguibili dalla procura svizzera.
Altra tappa importante è stata la firma, il 18 ottobre scorso, da parte del governo di Berna della convenzione sullo scambio spontaneo di informazioni tra autorità fiscali. Ma si tratta di una procedura lunga, perché la convenzione dovrà essere ratificata dal Parlamento elvetico e poi sottoposta, quasi sicuramente, a referendum. Gli esperti stimano che gli effetti concreti si vedranno nel giro di una decina d’anni perché necessita di ulteriori passaggi, come la definizione degli ambiti di applicazione con i diversi Stati. E non si sa quando toccherà agli accordi con l’Italia.
In attesa di un automatismo, i governi si muovono. Già nel 2011 la Gran Bretagna ha trovato un’intesa con la Svizzera: l’accordo Rubik. In cambio del mantenimento del segreto bancario per i clienti inglesi delle banche elvetiche, Londra ha ottenuto un’aliquota fiscale sui loro depositi. Ma questo «modello» sembra non soddisfare più il Tesoro britannico. L’Italia sta percorrendo un’altra strada, quella del voluntary disclosure , ovvero la possibilità di far rientrare capitali esteri illeciti frutto di evasione, senza sconti sulle imposte evase ma con la depenalizzazione. E ora che anche le banche svizzere stanno chiudendo le porte, la via d’uscita dell’auto-denuncia potrebbe diventare interessante.
In attesa di un automatismo, i governi si muovono. Già nel 2011 la Gran Bretagna ha trovato un’intesa con la Svizzera: l’accordo Rubik. In cambio del mantenimento del segreto bancario per i clienti inglesi delle banche elvetiche, Londra ha ottenuto un’aliquota fiscale sui loro depositi. Ma questo «modello» sembra non soddisfare più il Tesoro britannico. L’Italia sta percorrendo un’altra strada, quella del voluntary disclosure , ovvero la possibilità di far rientrare capitali esteri illeciti frutto di evasione, senza sconti sulle imposte evase ma con la depenalizzazione. E ora che anche le banche svizzere stanno chiudendo le porte, la via d’uscita dell’auto-denuncia potrebbe diventare interessante.
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