giovedì 24 aprile 2014

Nuovo limite per segnalazione operazioni denaro da e per l'estero

Investing.com – L’Agenzia delle Entrate rende noto l’innalzamento da 10.000 a 15.000 Euro del limite di importo che rende obbligatoria la comunicazione dell’operazione da e verso l’estero, da parte degli operatori, all’Amministrazione Finanziaria; da oggi in avanti, pertanto la segnalazione sarà obbligatoria solo per operazioni di trasferimento di importo superiore ai 15.000 euro.
La variazione dei limiti ha effetto solo a partire dal 2014 , mentre per le operazioni pregresse rimangono in vigore le precedenti norme.

mercoledì 16 aprile 2014

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L'inflazione frena ancora a marzo, +0, 4% rispetto al 2013

AGI) - Roma, 14 apr. - L'indice nazionale dei prezzi al consumo e' aumentato a marzo scorso (al lordo dei tabacchi) dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,4% nei confronti di marzo 2013, (era +0,5% a febbraio), confermando la stima preliminare. Il rallentamento dell'inflazione - spiega l'Istat - e' imputabile alla flessione su base annua dei prezzi dei beni energetici non regolamentati e degli alimentari non lavorati.
  L'"inflazione di fondo", al netto degli alimentari freschi e dei beni energetici, scende allo 0,9%, dall'1,0% di febbraio.
  Il lieve rialzo mensile e' da ascrivere principalmente agli aumenti - su cui incidono anche fattori stagionali - dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,6%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,2%); contribuisce anche l'aumento congiunturale dei prezzi dei servizi relativi all'abitazione (+0,3%). L'inflazione acquisita per il 2014 sale allo 0,2%, dallo 0,1% di febbraio. Secondo la Confcommercio, il dato "e' un ulteriore segnale del permanere di una dinamica molto debole della domanda per consumi". Per Confesercenti, "e' ancora piu' evidente se si considera il peso delle tariffe, il cui aumento spiega da solo oltre la meta' dell'inflazione generale". Per il Codacons, l'inflazione, pur in frenata, tradotta in cifre, equivale, in termini di aumento del costo della vita, ad una tassa annua pari a 134 euro per una famiglia di 3 persone e a 115 euro per una coppia di pensionati senza figli, con piu' di 65 anni. La Confederazione Italiana agricoltori, l'agricoltura ha contribuito a frenare l'inflazione, ma il carrello della spesa rimane assolutamente vuoto: la forte flessione dei prezzi di frutta e verdura, calati rispettivamente del 3,7% e del 6%, concorre a tenere bassi i listini degli alimentari, ma non cambia in alcun modo la situazione dei consumi sulla tavola. La richiesta delle confederazioni del commercio e dell'agricoltura e' che il governo rilanci la domanda interna e favorisca la ripresa dei consumi, trasformando rapidamente i provvedimenti annunciati in misure concrete a favore di famiglie e imprese. (AGI) .

Ok definitivo del Parlamento Ue all'Unione bancaria: saranno i privati a soccorrere gli istituti di credito

da ilsole24ore

Il Parlamento europeo ha adottato oggi a larga maggioranza un pacchetto di norme che completano l'unione bancaria con le quali viene spostato innanzitutto sul settore privato (cioè azionisti e creditori degli istituti di credito) l'onere di intervenire per risanare e gestire in modo ordinato il fallimento (risoluzione). «Adesso disponiamo di un sistema effettivamente europeo per vigilare su tutte le banche della zona euro e gestire gli eventuali fallimenti», ha indicato il francese Michel Barnier che per l'esecutivo di Bruxelles ha presentato tutte le proposte per la riforma complessiva del sistema finanzario e bancario negli anni della crisi finanziaria. Ora toccherà al Consiglio adottare i testi in via formale.
Sono tre le misure che assicurano che le banche sosterranno i rischi di fallimento sulla base di un certo ordine per il cosiddetto "bail-in" che non si applicherà ai depositi protetti dal sistema di garanzia (fino a 100mila euro), ai finanziamenti interbancari a breve termine o ai crediti vantati dalle clearing house dai sistemi di pagamenti e regolazione (con scadenza di 7 giorni), agli asset dei clienti o passività come salari, pensioni o tasse. In casi eccezionali le autorità possono scegliere di escludere certe passività se strettamente necessario per assicurare la continuità dei servizi critici della banca o per prevenire contagi rischiosi in altre parti del sistema finanziario o se non possono essere "chiamate" (cioè usate) in tempi ragionevoli.
Quanto all'ordine di questa "chiamata", uno degli aspetti più controversi del difficile negoziato fra governi, Parlamento ed esecutivo di Bruxelles, gli azionisti saranno in prima posizione per assorbire le perdite, seguiranno i possessori debito subordinato, poi quelli di debito senior. I depositi di pmi e persone naturali, inclusi quelli di ammontare superiore a 100mila euro, arriveranno dopo i creditori senior. Il grado di distribuzione degli oneri degli interventi privati dipenderanno dalla banca, dall'ammontare delle perdite e della situazione economica generale. In casi eccezionali e se necessario per preservare la stabilità finanziaria, il "bail-in" potrebbe essere concluso una volta raggiunto l'8% delle passività della banca capitale incluse o alternativamente il 20% degli asset ponderati per il rischio in situazioni specifiche. Dopodiché scatta l'intervento del fondo di risoluzione che può assumere fino al 5% delle perdite. Fondi pubblici nazionali possono essere utilizzati per sostenere il fondo di risoluzione per coprire direttamente le perdite oltre il 5%. Solo in situazioni di stress sistemico severo i fondi pubblici possono essere rimpiazzati direttamente dal fondo di risoluzione ma solo dopo che c'é stato l'intervento privato fino all'8%.
Le regole del "bail-in" si applicheranno dal primo gennaio 2016 al più tardi a tutto il debito esistente come al nuovo. Gli Stati possono decidere se applicare tale strumento prima. Per quanto concerne la risoluzione, il meccanismo unico europeo sarà operativo dal 2016: fino ad allora le crisi bancarie saranno gestite sulla base delle regole nazionali. Le risorse nazionali per la gestione dei fallimenti (sulla base di un prelievo sugli istituti di credito pari all'1% dei depositi garantiti) saranno mutualizzate in otto anni gradualmente e a termine avrà a disposizione 55 miliardi di euro.

Per quanto concerne la garanzia dei depositi in caso di fallimento della banca, attualmente i fondi possono essere risarciti dopo venti giorni lavorativi. I tempi ora vengono accorciati: 15 giorni lavorativi dal primo gennaio 2019, 10 dal primo gennaio 2021, 7 dal primo gennaio 2024. La legge europea stabilisce il livello minimo di finanziamento effettivo allo 0,8% dei depositi garantiti. Il tetto può scendere a 0,5% sulla base di certe condizioni e dopo il via libera della Commissione europea. Le risorse finanziarie includono cash, depositi, asset a basso rischio che possono essere liquidati rapidamente. Gli impegni di pagamento devono essere pienamente 'collateralizzatì. Il testo segue l'accordo raggiunto fra Governi, esecutivo di Bruxelles ed Europarlamento

mercoledì 12 marzo 2014

Mediolanum My Life

Unicredit, 14 miliardi di perdite. Piano industriale da 8.500 esuberi

Forte pulizia del bilancio: svalutare gli avviamenti e coprire meglio le sofferenze porta a un rosso da 15 miliardi nel solo quarto trimestre. Il piano prevede 5.700 tagli in Italia, nel 2014 previsto utile di 2 miliardi. L'ad Ghizzoni: "Completato il processo avviato nel 2010, ora voltiamo pagina per fare più credito e tornare leader". Nel piano anche la bad bank su 87 miliardi di attivi e la quotazione di Fineco in estate

MILANO - Pulizia contabile di crediti e avviamenti, un altro rosso plurimiliardario e nuovi tagli del personale, ma anche una scelta di coraggio e fiducia per rilanciare una banca con una rete tra le più invidiate in Europa. Sarà un caso, ma il giorno dopo l'avvio della verifica da parte degli ispettori della Bce sui bilanci delle banche tricolori Unicredit annuncia a sorpresa una maxi pulizia nei conti che la porta a chiudere il 2013 in perdita per 14 miliardi, contro stime di utile di circa 400 milioni. L'istituto ha annunciato anche il piano industriale 2015-2018, che tra le altre cose prevede un taglio dei dipendenti da 8.500 persone, 5.700 delle quali lasceranno le strutture in Italia.

Nell'ultimo trimestre 2013 l'istituto guidato da Federico Ghizzoni ha anticipato dunque i tempi, visto che molto probabilmente una simile richiesta sarebbe arrivata al termine della Asset Quality Review, e ha rettificato il valore degli avviamenti per 9,3 miliardi svalutando così completamente l'avviamento riguardante l'Italia, l'Austria e l'Europa in genere. A ciò si aggiungono 7,2 miliardi di accantonamenti aggiuntivi sui crediti, che hanno portato il complesso del quarto trimestre a 9,3 miliardi e l'intero 2013 a 13,7 miliardi con una crescita del 46,8% rispetto all'anno prima. L'operazione è stata fatta "per riportare i rapporti di copertura in Italia ed Europa
ai livelli pre-crisi" a costo di registrare una perdita trimestrale di 15 miliardi.

"Il 2013 è stato l’anno della svolta - ha detto Ghizzoni -. Ora siamo pronti ad aumentare ulteriormente la nostra offerta di credito e a dare supporto all’economia reale in Italia e in Europa. Con le azioni annunciate oggi, abbiamo rafforzato ancora il nostro bilancio e completato il processo iniziato nel 2010. La decisione che abbiamo preso è stata assunta in autonomia - ha aggiunto il banchiere piacentino - e non è dettata da fattori esterni o regolamentari, quanto dalla convinzione che il recupero in atto nelle economie europee fosse l'occasione per voltare pagina". La pulizia dei conti riporta il costo del credito del gruppo su livelli fisiologici, praticamente dimezzandolo: dai 259 punti base del bilancio 2013 (in pratica 2,6 euro accantonati ogni 100 prestati) passerebbe a 123 punti base. Unicredit, anche in seguito all'acquisto di Capitalia nel 2007, aveva visto salire strutturalmente il costo del credito al disopra dei livelli italiani, raddoppiati dalla crisi dei subprime in poi. Con il piano il livello di copertura dei crediti deteriorati della banca salirà dal 45% al 52%. "Un livello che ci riporta al 2008, e che ci pone al top in Europa, e di gran lunga più elevato di quello delle banche italiane". 

Quanto agli altri numeri principali di bilancio, i ricavi sono ammontati a 24 miliardi (-4,1% su base annua), icosti operativi sono leggermente calati a 14,8 miliardi, il margine operativo lordo si è attestato a 9,2 miliardi (-9,9% annuo) e il patrimonio di vigilanza Cet1 si è attestato al 10,4% e al 9,4% anticipando pienamente gli effetti di Basilea3. L'istituto ha iscritto a conto economico, come profitto netto da investimenti nel quarto trimestre dell'anno, "il beneficio della valutazione della quota in Banca d’Italia", di cui Piazza Cordusio detiene il 22,1%, pari a 1,4 miliardi prima delle imposte. Se questa posta, sulla cui contabilizzazione sono in corso ancora verifiche delle autorità, fosse iscritta a patrimonio netto e non a conto economico il rosso si amplierebbe di 1,2 miliardi, cioè il valore della plusvalenza al netto delle imposte. Nonostante il profondo rosso, la banca ha escluso la necessità di un aumento di capitale. Quanto alla remunerazione degli azionisti, per quanto riguarda il bilancio 2013 la società ha deciso di distribuire un dividendo in azioni da 10 centesimi. Per l'esercizio in corso, Unicredit prevede un profitto di 2 miliardi.

L'Istituto illustra nella sua nota anche i principali elementi del piano industriale 2015-2018. Alla fine del periodo l'utile netto è previsto a 6,6 miliardi, mentre l'indicatore di redditività operativa (Rote) è previsto al 13%. "La qualità dell’attivo rimane una priorità con un tasso di copertura target al di sopra del 50% sui crediti deteriorati e un costo del rischio al di sotto di 70 punti base nel 2018". Il nuovo piano industriale prevede inoltre investimenti per 4,5 miliardi "per sostenere la crescita dei ricavi e di ridurre la base dei costi di ulteriori 1,3 miliardi". Tra le varie annotazioni, Unicredit segna la contabilizzazione di 727 milioni di oneri di ristrutturazione nel 2013, 699 milioni dei quali nel quarto trimestre: "Tali progetti determineranno una riduzione dell’organico di circa 8.500 unità entro il 2018 (di cui oltre 5.700 in Italia), consentendo risparmi per 300 milioni nel 2016 e 700 milioni su base ricorrente a partire dal 2018".

Tra le altre annotazioni spicca la direzione tracciata per una sorta di bad bank dell'istituto, progetto del quale si è detto a lungo anche con sinergie possibile con l'altra big italiana, Intesa Sanpaolo. Il piano "prevede un reporting distinto del portafoglio non core italiano, che si programma di ridurre del 63% entro il 2018. Il Portafoglio non core comprende circa €87 miliardi di crediti lordi, comprendente sia crediti in bonis (33%) sia crediti deteriorati (67%) dei quali più dell’80% originato prima del 2009". Unicredit, aggiunge la nota, diventa "la prima banca italiana a istituire e rendere pienamente operativo un portafoglio segregato e ad assicurare una totale trasparenza sul processo di riduzione con cadenza trimestrale".

Gli obiettivi del piano industriale, ha commentato Ghizzoni durante la conferenza stampa, "sono molto sfidanti ma alla nostra portata. La fiducia è molto alta e anche il morale. Oggigiorno ci vuole coraggio. Bisogna affrontare la situazione di petto e noi abbiamo deciso di farlo. Invece di risolvere la cosa su quattro-cinque anni abbiamo deciso di farlo tutto in un anno, così siamo pronti a ripartire"

Fuori dal piano, per una gestione più attiva del portafoglio partecipazioni, Unicredit ha confermato l'intenzione di quotare in Borsa Fineco "per imprimere un'ulteriore accelerazione alla sua crescita". L'operazione è prevista nel corso del 2014. In parallelo, UniCredit valuterà la potenziale cessione di UniCredit Credit Management Bank (UCCMB) la più grande piattaforma di riscossione di crediti in Italia, a un operatore specializzato. Questo consentirebbe a UniCredit di estrarre maggiore valore dall’ottimizzazione de recupero crediti".

Dopo un iniziale sbandamento, il mercato festeggia la pulizia di bilancio decisa dai vertici della società e acquista il titolo Unicredit in Borsa.