venerdì 14 dicembre 2012

Record storico del debito italiano Oltre 2mila miliardi di euro


E' il livello più alto di sempre in valore assoluto

La sede della Banca d'Italia in via Nazionale a Roma in una foto d'archivio (Ansa)La sede della Banca d'Italia in via Nazionale a Roma in una foto d'archivio (Ansa)
Il debito pubblico italiano sfonda quota 2.000 miliardi e a ottobre si attesta a 2.014 miliardi, in valore assoluto il livello più alto di sempre. È quanto emerge dal supplemento «Finanza pubblica» al bollettino statistico della Banca d'Italia. Il debito pubblico è cresciuto nei primi dieci mesi del 2012 di 71,238 miliardi di euro, ovvero il 3,66%.
LE ENTRATE - Il dato al netto di aumento delle entrate tributarie, che nei primi 10 mesi dell'anno segnano un incremento del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2

giovedì 13 dicembre 2012

Barclays a dieta forzata: taglia altri 2.000 posti di lavoro

Malgrado i regali di governi e banche centrali, e' crisi per i bracci di investimento degli istituti. Il piano di ristrutturazione interesserà la divisione investment banking di Asia ed Europa. Risparmiati Regno Unito e Usa.

New York - L'istituto di credito britannico Barclays è pronto a tagliare fino a 2.000 posti di lavoro, nell'ambito di un piano di ristrutturazione che interesserà prevalentemente la divisione di 'investment banking'. 

A riferirlo è il Wall Street Journal, citando fonti vicine all’istituto britannico. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano economico, i tagli saranno annunciati nei primi mesi del 2013 e saranno concentrati in Asia e in Europa continentale. 

Il processo di ristrutturazione non dovrebbe, a quanto pare, riguardare invece il Regno Unito e gli Stati Uniti. Nessun commento è ancora arrivato dalla banca.

martedì 11 dicembre 2012

Le banche europee e le manipolazioni per alzare i tassi sui mutui

Wsi
In arrivo l'accusa dell'Unione europea, risultato dell'indagine su una dozzina di istituti. I giganti della finanza avrebbero anche pignorato le case di chi non riusciva a pagare i mutui troppo alti, a causa dei loro imbrogli.

New York - Trema il settore bancario europeo. In arrivo, stando a quanto riporta il Wall Street Journal, un'accusa da parte dell'Unione europeasu diverse banche, una dozzina circa, che avrebbero manipolatato l'Euribor, ovvero il tasso di interesse preso come riferimento per il calcolo delle rate sui mutui, ma non solo.

Con l'Euribor si determina infatti anche il valore di numerosi altri prodotti finanziari, tra cui derivati; fattore di rilievo, anche la Banca centrale europea fa affidamento su questo tasso per stabilire la propria politica monetaria e molti governi, istituti, persone, effettuano prestiti sulla sua base. 

In tutto dodici banche indagate: tra questeCredit AgricoleSociété GénéraleHSBC eDeutsche Bank. I colossi finanziari, secondo le accuse, non avrebbero solo collaborato per determinare l'Euribor, ma avrebbero anche pignorato le abitazioni di chi non riusciva a pagare i mutui, troppo alti proprio a causa delle loro manipolazioni.

Il Wall Street Journal non nomina alcuna banca italiana nell'articolo ma, come fa notare un articolo del Fatto Quotidiano,, quattro istituti italiani fanno parte della European Banking Federation, organismo responsabile di fissare ogni giorno l'Euribor. Si tratta di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Ubi Banca.

giovedì 6 dicembre 2012

Alert: Deutsche Bank nasconde maxi perdita per evitare bailout

WSI
Uno scandalo da 12 miliardi. Con la complicità della Sec americana, il cui responsabile per il rispetto delle regole di mercato era un alto funzionario della banca tedesca. L'Europa trema. Quanti altri scheletri nell'armadio degli istituti Ue?

Roma - La notizia è di quelle bomba. Non solo perchè coinvolge la banca più importante d'Europa, per lo più tedesca - con la Germania che si comporta sempre da inappuntabile maestrina, pronta a rimettere in riga i paesi che non osservano le regole (sue soprattutto)-, ma perchè rivela l'intreccio di sporchi interessi, con il coinvolgimento delle autorità americane, Sec in primis. Facendo sorgere, ovviamente, il giustificato interrogativo: quanti altri casi del genere ci sono? Come sono messi, davvero, i conti delle altre banche europee?

A rivelare lo scandalo è il Financial Times, che riporta come Deutsche Bank abbia nascosto durante la crisi finanziaria ben 12 miliardi di perdite per evitare ilsalvataggio governativo. Tutto è saltato fuori grazie a tre ex dipendenti della banca, che hanno presentato un esposto alle autorità americane. Autorità che sono colpevoli almeno quanto Deutsche Bank. Si parla proprio della Sec. La persona responsabile di monitorare il rispetto delle regole di mercato presso la commissione, all'epoca, era infatti Robert Khuzami: che era anche numero uno della divisione legale di Deutsche Bank. Tutto questo mentre Deutsche Bank organizzava i propri trucchetti.

Secondo l'accusa dei banchieri, Deutsche Bank evitò accuratamente di registrare le perdite al valore "mark-to-market" delle perdite accusate durante il precedente periodo della crisi finanziaria, che colpì i mercati del credito nel periodo compreso tra il 2007 e il 2009. 

Ovviamente, la banca ha già iniziato a difendersi, affermando che le accuse provengono "da persone che non sono a conoscenza, o non hanno nessuna responsabilità, riguardo a fatti e informazioni di rilievo". Ma i tre non hanno dubbi: il colosso ha volutamente truccato una posizione gigantesca che aveva sui derivati e, se non lo avesse fatto, avrebbe dovuto bussare alla porta del governo.

mercoledì 5 dicembre 2012

Gli sprechi della Casta: ecco cosa cambierà con il decreto

Da: lastampa.it
Il governo ricorre alla sua 47esima fiducia per il voto al Senato sulla disposizione che taglia i costi della politica. Approvati i tagli al numero e agli emolumenti dei consiglieri regionali. Che fine fanno i vitalizi?


Roma - Il decreto che taglia i costi della politica vedrà la luce. Ci sono state discussioni infinite e, alla fine, il governo ha dovuto ricorrere per la quarantasettesima volta al voto di fiducia, espresso ieri dall’aula del Senato. Ora la norma torna di nuovo alla Camera, ma per un passaggio più formale che sostanziale, dato che Montecitorio non potrà apportare modifiche e dovrà votarla - pena la decadenza - entro il 9.

Il percorso, insomma, è blindato. Non ci sarà più il previsto parere preventivo della Corte dei Conti sulle singole spese regionali, che avrebbe di fatto esautorato la libertà dei consigli eletti, ma permane la possibilità di intervenire per bloccare le spese in atto. Restano, invece, i tagli al numero e agli emolumenti dei consiglieri. Mai più, dunque, una esperienza come quella della regione Lazio. Il decreto riguarda anche Comuni e Province, ma sono soprattutto le spese regionali ad essere regolamentate.

Il numero dei consiglieri regionali verrà ridotto in base a quello degli abitanti della regione, secondo quanto già stabilito dalla legge anticrisi dell’estate 2011. Il decreto impone alle regioni di fare questi tagli entro sei mesi. Lo stipendio di assessori, presidenti e consiglieri è fissato sui parametri della regione più virtuosa: nessun presidente potrà prendere più di 13.800 euro lordi al mese che diventano 11 mila per i consiglieri.

Verrà tagliata anche l’indennità di fine mandato, e non sarà più possibile essere pagati per altri incarichi politici all’interno della stessa amministrazione (per esempio la partecipazione a più commissioni).

Nella definizione dei costi fanno scuola le regioni più parsimoniose e se le altre non si adeguano a questi standard, a farne le spese non saranno i cittadini, con il taglio dei servizi, ma i consiglieri stessi con la decurtazione dell’indennità. Finirà il costume dei «monogruppi», cioè dei gruppi consiliari costituiti da una sola persona che prende, per questo, l’emolumento di consigliere più il finanziamento come gruppo.

La situazione patrimoniale degli eletti dovrà essere messa on line sul sito della regione. Similmente saranno tagliate le auto blu e finiranno i «vitalizi», dal momento che i consiglieri avranno una posizione contributiva all’Inps come ogni altro lavoratore.

Se molte Regioni si comportavano come satrapie dispendiose, anche altri enti locali hanno compiuto eccessi a cui il legislatore ha inteso porre rimedio. Intanto viene esteso anche ai comuni sotto i 20 mila abitanti la possibilità di accedere al fondo salva-comuni a patto che definiscano un piano di rientro dai conti in rosso, in 5 anni.

Viene ribadito che i comuni possono revocare ad Equitalia la raccolta dei tributi e farsela da soli. Per quelli colpiti dal terremoto dell’Emilia arriva la proroga al pagamento delle tasse (giugno 2013) ma non dei contributi previdenziali.

Una norma specifica è dedicata al salvataggio del comune di Alessandria, a rischio crac, che potrà avere un prestito di 40 milioni da restituire in tre anni. Per quanto riguarda l’Imu, la legge chiarisce che non dovranno pagarla le scuole paritarie così come le altre attività no profit. Ma dovranno versarla - invece - le Fondazioni bancarie.

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Colpo di scena: MPS trema, a rischio salvataggio stato?

WSI
L’emendamento salva-Monte dei Paschi di Siena bocciato in commissione bilancio al Senato. Problemi nella copertura finanziaria per i 3,9 miliardi di soldi pubblici che dovrebbero essere erogati all'istituto.

Mezzo colpo di scena nella storia del salvataggio del Monte dei Paschi di Siena con i soldi pubblici. Ieri l’emendamento salva-Mps è stato bocciato incommissione bilancio al Senato

Spiega Fabrizio Massaro sul Corriere:
La commissione ha chiesto una relazione tecnica dell’esecutivo sulla norma, avendo ravvisato problemi dicopertura finanziaria per i 3,9 miliardi che via Venti Settembre deve mettere a disposizione della banca senese. 

Per i banchieri Alessandro Profumo e Fabrizio Viola si tratta di un nuovo inciampo nella strada —che si sta rivelando quanto mai tortuosa, visto che si parla di Monti bond da ormai sei mesi—per ottenere gli aiuti statali e rientrare così nei parametri patrimoniali stabiliti dall’autorità bancaria europea (Eba).

E quindi:

Il deficit di 3 miliardi calcolato dall’Eba risale ormai a settembre 2011, dal punto di vista della finanza quasi un’era geologica fa, ed è legato alla svalutazione degli oltre 21 miliardi di Bot e Btp che Mps ha nei suoi forzieri determinata dall’impennata degli spread, adesso invece in discesa (ieri 303 punti).

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martedì 4 dicembre 2012

Immobiliare, case: prepararsi a un calo storico dei prezzi

di: Orlando Masiero

Il mercato immobiliare italiano denota un’anomalia incomprensibile: un prolungato ed accentuato calo delle compravendite non accompagnato da un’ altrettanta diminuzione dei prezzi delle case. Dare delle spiegazioni a questo fenomeno è abbastanza difficile.

Il settore è abbastanza vischioso, fenomeno di una ricchezza delle famiglie che consente di aspettare tempi migliori per la vendita (o incapacità, vista l’offerta, di realizzare nel momento in cui comincia una lunga caduta dei prezzi). I prezzi hanno mantenuto un livello straordinariamente più alto della media di lungo periodo in contrasto con l’andamento dello stesso settore in altri paesi e, contro ogni buon senso, in contrapposizione al diminuito potere d’acquisto della gente comune.

Adesso che è caduto anche il tabù del calo dei prezzi delle case (difficile dimostrare che esiste un solo posto in Italia con prezzi superiori o uguali a quelli del 2007) diventa interessante poter capire dove le quotazioni in termini di quantità e durata declineranno.

Dato per scontato un mercato delle case di ultimo grido che verranno vendute a prezzi altissimi, per le altre cosa succederà. Una violenta svalutazione nell’arco di pochi anni, con dei prezzi pre-euro (entro il 2018), o una una lenta e prolungata discesa dei prezzi (almeno per il prossimo decennio).

Probabilmente per la peculiarità del nostro mercato e la lentezza nelle trasformazioni, lo scenario del calo dei prezzi sarà il secondo. Una discesa che darà dei prezzi di qui al 2014 più bassi del costo di costruzione. Dovuto ai tantissimi fallimenti di imprese edili ed immobiliarie, i cui fabbricati stanno arrivando in asta e a soggetti che debbono vendere quanto prima per realizzare quella liquidità che il mondo bancario nega.

Salvo clamorose novità nel contesto politico-economico mondiale, ovviamente.

Oggigiorno in pochissimi riescono a risparmiare e a quei pochi consigliare il mattone come investimento sicuro per eccellenza sarebbe come consigliare i bond argentina che hanno subito un taglio del 75% in conto capitale. Per il mattone questo taglio non sarà così immediato e profondo. Ma in un decennio la perdita potrebbe rasentare il 50%.

Economicamente i proprietari di case avveduti dovrebbero vendere ed andare in affitto trandone sicuri vantaggi monetari, ma qui intervengono abitudini radicate degli italiani ed ogni ragionamento non vale.

Per l’Acri.Ipsos che ha effettuato recenti indagini di mercato ha rilevato un dimezzamento dei soggetti che ritiene utile e vantaggioso un investimento in immobili (35%). L’eccedenza e la bassa qualità stanno creando le condizioni di illiquidità del settore.

L’investimento dovrebbe seguire il recupero dell’esistente con messa a norma degli edifici dal punto di vista statico, di efficienza energetica, qualitativa, evitando quelle storpiature archittettoniche che ci sono state imposte con relativo spreco di territorio e di paesaggio e che hanno contribuito ad alterare la sicurezza idraulica.

Si sono congelati 6000 miliardi di euro nel mattone, di cui 1500 conto formula risparmio (inutilizzabili per carenza di popolazione atta ad abitarli). Forse vi è la necessita di un salto di qualità ed abbandonare questo nostro atteggiamento girando il denaro per salvare il sistema industriale che arranca per mancanza di liquidità e per le enormi tasse a cui è sottoposto. L’edilizia è stata sempre un settore di enorme traino per il PIL. Oggi questa valenza non puo’ più esserle riconosciuta.