giovedì 31 ottobre 2013

Bernanke ci ripensa: «La ripresa è debole la Fed mantiene gli stimoli all’economia»

corriere economia

FRANCOFORTE – La Fed mantiene invariato il sostegno consistente alla ripresa economica, giudicata ieri dal Comitato monetario della banca centrale americana (Fomc) ancora non in linea con le attese. Pertanto l’istituto centrale guidato fino a gennaio ancora da Ben Bernanke ha lasciato invariati i tassi di interesse guida, compresi in una forchetta fra lo 0 e 0,25%, come fa del resto fin dal 2008. E nell’attesa di ulteriori «prove di progresso» della crescita ancora «moderata», mentre la disoccupazione non ha raggiunto il target del 6,5%, continuerà ad acquistare mensilmente 85 miliardi di titoli del Tesoro e dei mutui immobiliari, prima di decidere sul «tapering», la (lenta) diminuzione del flusso degli acquisti.
UN VOTO CONTRARIO - L’esito della due giorni di riunione della Fomc che si è chiusa oggi - con una maggioranza di 9 banchieri favorevoli contro uno contrario, il governatore-donna del Kansas, Esther George - era atteso, ma non del tutto scontato. Secondo i banchieri centrali, la politica di blocco del budget ha ristretto la crescita economica ma, contrariamente al comunicato precedente, la Fed non menziona più l’aumento dei tassi dell’immobiliare che poteva compromettere la ripresa e, anzi, sottolinea che la ripresa nel settore immobiliare «ha rallentato leggermente il ritmo» degli ultimi mesi. «Nell’insieme», quindi, l’attività economica ha un ritmo ancora troppo moderato.

mercoledì 30 ottobre 2013

Saccomanni: "uso dei contanti va ridotto"

Wsi
Soglia massima di pagamento imposta per combattere l'evasione è a 1.000 euro. Anche su questo governo spaccato.
ROMA (WSI) - Anche sui limiti all'utilizzo dei contanti il governo si spacca. L'esecutivo guidato da Enrico Letta intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro. 

Ma la decisione provoca una divisione tra i due principali partiti della coalizione di larghe intese, PD e PdL.

"Questo è un punto su cui l'Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire", ha detto il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un'audizione in Parlamento sullalegge di Stabilità.

"Il collega Saccomanni ritiene di intervenire per ridurre l'uso del contante. Noi la pensiamo all'opposto di lui". 

Così in un tweet Angelino Alfano, leader del PdL. Per Alfano "occorre aumentare l'uso del contante e contrastare l'evasione consentendo di conservare scontrini e fatture e scaricare tutte le tasse. In America funziona e funzionerebbe anche qui".

martedì 29 ottobre 2013

Banca d'Italia. Procedure di amministrazione straordinaria


Crollano del 94% gli utili di Deutsche Bank dopo spese legali su accuse di manipolazione dei tassi

da ilsole24ore

Dopo la maxi sanzione di 13 miliardi di dollari a carico di Jp Morgan per irregolarità nella vendita di pacchetti subprime fra il 2005 e il 2007, altri colossi bancari europei sono alle prese con spese legali di rilievo che impattano sui conti.
È il caso in particolare di Deutsche Bank che ha reso noto che l'utile netto è crollato del 94% nel terzo trimestre, appesantito da un contenzioso legale significativo e da un ribasso dei ricavi della banca d'investimento. Da luglio a settembre, il gruppo ha ottenuto un utile netto di 51 milioni di euro , molto inferiore alle previsioni degli analisti che stimavano un utile netto di 376 milioni di euro.
La banca tedesca è finita nel mirino della magistratura per il suo presunto coinvolgimento nello scandalo della manipolazione dei tassi Libor ed Euribor. Alcuni suoi top manager sono inoltre indagati nell'ambito di una vicenda di evasione fiscale legata al mercato delle emissioni di Co2. Per affrontare i processi, la banca ha accantonato nel terzo trimestre 1,2 miliardi di euro portando a 4,1 miliardi il valore degli accantonamenti complessivi.
Accantonamenti anche per Ubs. L'aumento dei requisiti di capitale richiesto dalle autorità svizzera sul capitale, per far fronte ai procedimenti giudiziari, mette a rischio gli obiettivi di redditività del colosso bancario svizzero nel 2015. Lo afferma l'ad del gruppo Sergio Ermotti in un'intervista a Bloomberg. Ubs ha registrato un utile del terzo trimestre di 577 milioni di franchi in linea con le stime degli analisti grazie a un beneficio fiscale che ha aiutato ad attutire i 566 milioni di franchi di accantonamenti per le cause giudiziarie. Il gruppo, che negli scorsi anni ha sborsato 3 miliardi di franchi in risarcimenti e transazioni (nel 2009 ha pagato 780 milioni di dollari negli Usa su una vicenda di evasione fiscale) si aspetta "elevati oneri" per cause legali nel 2014.

Banche in crisi! E il risparmiatore? - Mercati che fare pt. 118

Moody's: le banche italiane più a rischio

WSI
Al via gli stress test della Bce. L'agenzia: "aumentano le probabilità di fallimento o intervento pubblico".


ROMA (WSI) - Wall Street Italia lo aveva anticipato qualche giorno fa, nell'articolo Banche italiane tremano, Draghi parla di "fallimento", riferendosi alla dichiarazione proferita dal numero uno della Bce, nel presentare gli stress test che saranno condotti sulle banche europee. 

La Bce lancerà infatti a novembre l' asset quality review, la revisione della qualità degli asset per monitorare la solidità delle banche; l'esame durerà 12 mesi dell' Eurotower durerà 12 mesi. 

Draghi stato chiaro, affermando che alcunebanche avranno bisogno di fallire. "Se devono fallire, dovranno fallire. Non c'è alcun dubbio su questo", ha detto. E Goldman Sachs ha illustrato il suo outlook su come gli stress test andranno a finire: non c'è dubbio, le vittime ci saranno. 

Ora l'agenzia di rating Moody's lancia l'allarme proprio sulle banche italiane. In Italia saranno sotto esame i 15 principali istituti di credito. Si tratta di Banca Carige, Mps, Creval, Bper, Bpm, Popolare Sondrio, Popolare Vicenza, Banco Popolare, Credem, Iccrea, Intesa SanPaolo, Mediobanca, Unicredit, Ubi Banca, Veneto Banca.

Nelle previsioni del "Credit outlook" di Moody's, si parla di "impatto negativo" per le banche italiane che presentano indici deboli di capitale deboli.

"Il documento segnala per la prima volta quali sono gli istituti più a rischio, citando Banca Carige (rating B2 sotto revisione per downgrade), Bpm (B1 negative, E+/b2 stable) e Credito Valtellinese (Ba3 negative, E+/b1 stable) per il basso livello di capitale; Mps (B3, negativo) e Banco Popolare (Ba3, negativo) per la debolezza della qualità degli asset. E precisa che Banca Carige, Banca Popolare e Mps prevedono di raccogliere capitali sul mercato e attraverso la cessione di attività".

Per gli analisti, le banche che presentano indici di capitale vicini o sotto la soglia dell'8% del Common Equity Tier fissato dalla Bce, incontreranno difficoltà nell'ovviare alle carenze di liquidità attingendo a risorse private. Di conseguenza "aumentano le probabilità di fallimento o intervento pubblico" per salvare gli istituti, con "perdite per i detentori dei bond junior", dal momento che allo stato attuale delle cose "non esiste alcuna evidenza di una misura per bloccare eventuali deficit di capitale".

domenica 27 ottobre 2013

Rientro capitali dall’estero: il piano

dal corriere della sera


PATRIMONI ALL’ESTERO

Sanzioni dimezzate e depenalizzazione
per chi riporta i capitali in Italia

Il provvedimento potrebbe entrare nella legge di Stabilità

ROMA — Viaggia su due binari l’offensiva del governo per far rientrare i capitali italiani esportati in Svizzera. Il primo, quello minimo da cui sarebbe possibile ricavare somme non esorbitanti, è una nuova normativa, che potrebbe entrare nella legge di Stabilità, e che ne favorirebbe lo spontaneo rimpatrio. L’altro è un accordo con gli elvetici per lo scambio di informazioni che aprirebbe all’Italia prospettive economiche rosee qualora arrivasse fino alla comunicazione dei nominativi dei connazionali che hanno trasferito denaro in Svizzera.
La prima via è spianata. Nel discorso al Parlamento per la fiducia il premier Enrico Letta ha parlato di «un piano articolato sul tema della legalità dei capitali all’estero». Di che si tratta? Si comincia con la imminente messa a punto di una nuova procedura di regolarizzazione volontaria delle attività economiche e finanziarie illecitamente detenute all’estero. In base a una circolare dell’Agenzia delle Entrate, che presto sarà integrata e resa applicabile, chi detiene fondi all’estero in maniera illegale potrà autodenunciarsi e pagare le imposte e gli interessi relativi a tutte le annualità che non si siano prescritte, ottenendo uno sconto sulle sanzioni fino alla metà del minimo. Tali vantaggi saranno godibili solo se il contribuente non avrà ancora subito verifiche o ricevuto questionari.
Secondo il governo, non si tratterebbe di un condono, perché il contribuente pagherebbe il dovuto rispetto alle varie annualità, senza forfettizzazioni; né è uno «scudo» perché l’evasore perderebbe l’anonimato. Tuttavia perché l’istituto sia appetibile, servirebbe un intervento sulle conseguenze penali dell’autodenuncia, che oggi possono arrivare fino alla detenzione.
Sul punto si è attivata la commissione presieduta dall’ex magistrato Francesco Greco, che sta lavorando a un altro tassello del piano: il nuovo reato di autoriciclaggio. La proposta Greco, che potrebbe tramutarsi in legge, è che venga esclusa la sanzione penale per chi si autodenuncia prima di essere scoperto. Qualora invece l’autodenuncia avvenga già in corso di accertamento, si applicherebbe la sanzione penale ma con «un’attenuante a effetto speciale».
Il meccanismo descritto è in grado di far affluire ingenti capitali in Italia? Neanche il governo ne è convinto, poiché sa che l’unico modo per ricavare somme importanti è un accordo con la Svizzera. Ma quale?
La Svizzera ha già stretto intese con Austria eInghilterra. La prima prevede una doppia tassazione: una una tantum sul patrimonio (tra il 21 e il 41%) e una tassa annuale sui redditi finanziari percepiti nelle banche svizzere da parte di cittadini austriaci e da qualsiasi società avente come beneficiario una persona fisica austriaca, con un’aliquota del 26% circa. L’Austria ha ottenuto di incassare subito 200 milioni di euro, anticipati dalle banche svizzere. Il resto sarà incassato dalle banche confederate che le gireranno all’Austria.
Ma quello che conta è che la Svizzera conserverà il segreto bancario, avendo pattuito di dover rispondere a soltanto 300 richieste annuali di verifica austriache. Gli evasori non saranno perseguiti penalmente nel Paese d’origine.
È questo il tipo di accordo che sta ricercando l’Italia? No, a sentire le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, rilasciate a luglio: «L’obiettivo è che loro ci forniscano l’elenco dei connazionali con capitali in Svizzera, noi provvederemo a tassarli. Tutto ciò per quanto riguarda il futuro. Per quanto riguarda il pregresso, invece, pensiamo di negoziare un saldo da determinare».
Dunque la condizione primaria sembra essere quella della fine dell’anonimato bancario. E questo perché continuare a garantirlo spingerebbe nuovi capitali italiani a trasferirsi. Su questo punto però, a sentire fonti del Tesoro, l’accordo è tutt’altro che vicino.
Se l’Italia riuscisse nell’intento di garantirsi la totale trasparenza, tenuto conto che secondo le stime più recenti i capitali in Svizzera si aggirano sui 120-180 miliardi, con un’aliquota del 25% sul capitale e un imposta al 25% sugli interessi prodotti, lo Stato italiano totalizzerebbe poco meno di 40 miliardi. Ma la Svizzera ha già lasciato capire che l’aliquota italiana dovrà essere più bassa di quella di altri Paesi, essendo intervenuti negli anni scorsi alcuni condoni che hanno già fatto rientrare capitali in Italia. L’incasso scenderebbe a 10-15 miliardi. E resterebbe il rischio che nel frattempo le banche svizzere spostino i capitali in filiali nei «paradisi fiscali».
Certo, a favore dell’Italia gioca la decisione della Svizzera di aderire alle norme Ocse sullo scambio anche automatico di dati e il venir meno del «segreto bancario» dal prossimo primo novembre, una decisione che però prevede un lungo procedimento di ratifica e che ha anche dei limiti importanti. Bisogna sapere infatti che da novembre a essere comunicate dall’Agenzia antiriciclaggio svizzera saranno solo le informazioni, ma non i documenti, per sospetto riciclaggio nell’ambito di reati di diritto comune (corruzione, droga, truffa) ma non per i reati fiscali. Per quelli bisognerà aspettare il 2015.