lunedì 12 novembre 2018

Rischio Lira e Rischio Patrimoniale. Capitali in Volo

Un bell'articolo di Ferruccio De Bortoli sul Corriere Economia di lunedi 12 Novembre ci spiega quali possono essere i pericoli e come affrontare un'eventuale uscita dall'euro e conseguente ritorno alla lira. Anche se, al limite, lo scenario più probabile potrebbe essere rappresentato da una patrimoniale.
Vi allego qui sotto i passaggi principali dell'articolo:

"Gli investitori italiani che decidono di portare i soldi in Svizzera o in Austria ma anche quelli che hanno scelto fondi esteri attivi in Italia possono evitare i danni di un improbabile quanto disastroso ritorno alla lira.
Solo una residenza all’estero, invece, può evitare la tagliola di una patrimoniale, come quella evocata dal capo economista della Bundesbank.
Il rischio di ridenominazione, o più volgarmente di uscita dall’euro, è assai remoto. Sarebbe nullo, e soltanto accademico, se qualche esponente di governo o qualche tecnico (per usare un eufemismo) di area si astenesse di parlare di piano B e rimpiangere inesistenti verdi vallate monetarie del passato. Gli interessi sul debito ai tempi della lira erano più alti di adesso .
Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è stato chiaro. «Vanno dissipate—ha detto Visco—le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Unione europea e alla moneta unica, incertezze che alimentano la volatilità sui mercati finanziari». E sono già costate un sensibile peggioramento del valore di mercato dei titoli di Stato, in totale 850 miliardi direttamente o indiretindirettamente di proprietà delle famiglie italiane. Negli anni Novanta circa 800 mila persone accesero mutui in Ecu, l’unità di conto che precedette l’introduzione fisica della moneta unica, e finirono, in seguito alla drammatica svalutazione della lira, per pagare fino al 30% in più. È prevedibile che la nuova valuta si deprezzi subito rispetto all’euro. Improbabile, se non impossibile, che accada il contrario. I nostalgici dei cambi flessibili sono convinti che le svalutazioni competitive facciano bene alle esportazioni. Gli studi dimostrano che l’effetto positivo sulla competitività non dura più di un anno mentre la perdita di valore del Paese—con tutto ciò che ne consegue—è quasi sempre irreversibile.Paesi con economie forti hanno valute forti. La nuova lira sarebbe più vicina alla lira turca che al dollaro americano.Gli italiani hanno in essere contratti per mutui, credito al consumo e altri prestiti per 628 miliardi, secondo i dati Banca d’Italia, aggiornati ad agosto
2018. Di questi 377 per il solo acquisto delle abitazioni. La«ridenominazione» potrebbe essere una catastrofe per milioni di famiglie in difficoltà o sul lastrico se i debiti, come è assolutamente probabile, rimanessero in euro. Chi ha investito in prodotti del risparmio gestito, che vale in Italia 2.054 miliardi secondo i dati Assogestioni di fine settembre, potrebbe essere invece, in larga parte
protetto da questo rischio. Se l’emittente del fondo o dello strumento finanziario è un soggetto straniero non dovrebbe teoricamente esserci alcun problema. Il timore più diffuso è però quello della patrimoniale.una patrimoniale italiana al 20% per ridurre il peso del nostro debito pubblico senza ricorrere ad eventuali aiuti comunitari.una patrimoniale non ci si difende portando i soldi all’estero.
Lo scambio dei dati sulla ricchezza finanziaria, dopo i recenti accordi che di fatto hanno messo la parola fine al segreto bancario per i non residenti, è ormai capillare."

giovedì 6 aprile 2017

Stangata in arrivo sull'imposta di successione?

Alla Camera dei deputati è stata presentata una riforma di legge (la numero 3855) del 24 maggio 2016 che ha l'obbiettivo di riformare alcune norme che regolano l'imposta di successione e di donazione.

Vi cito solo alcuni passaggi chiave della riforma:
"...assicurare maggiori risorse da destinare alle politiche pubbliche, realizzando, in tal modo, una più equa politica di distribuzione della ricchezza"

"La legislazione italiana si attesta fra le più generose a livello europeo ove le imposte sulla successione e donazione hanno un'aliquota a doppia cifra (la Germania il 50%, la GB il 40%)

Riparte la riforma del catasto: stangata in arrivo sugli immobili

La riforma è stata sollecitata da parte di Bruxelles per l’Italia

Inserito nel piano nazionale delle riforme che arriverà dal Def, il progetto di riforma del catasto riprende il proprio cammino dopo che il progetto del governo Renzi era stato stoppato per l’osservanza della clausola della invarianza per la tassazione sugli immobili. E c’è il timore che possa nuovamente aumentare il carico fiscale sulle spalle dei cittadini.
Il presidente della Commissione finanze del Senato Mauro Marino, insieme al collega di Forza Italia Salvatore Sciascia hanno firmato un disegno di legge che viene presentato in aula e che riguarda proprio la revisione delle rendite catastali.
Come scrive Il Fatto Quotidiano: “Sarà garantita l’invarianza di gettito, vale a dire che gli introiti per lo Stato non aumenteranno. Ciò non toglie però che ci sarà un riequilibrio del prelievo, ottenuto allineando i valori catastali a quelli di mercato. Vale a dire che, tra i contribuenti proprietari di case, ci sarà chi ci guadagna e chi ci perde. Le abitazioni nelle zone centrali delle grandi città, spesso ancora classificate come popolari, vedranno salire la rendita catastale su cui si basa il calcolo dell’imponibile Imu (oggi solo sulle seconde case) ma anche delle imposte su compravendite, donazioni e successioni. Mentre quelle in periferia, anche se nuove, saranno meno colpite dal fisco. Inoltre la revisione avrà un impatto sul reddito Isee, nel cui calcolo entrano come è noto anche le proprietà immobiliari”.
Il presidente della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria lancia l’allarme. “La riforma del catasto porti a una maggiore equità, ma non consideri la casa un limone da spremere. Serve semplificare e ridurre il carico fiscale per il ceto medio basso. Questa è la nostra sfida per avvicinarci al resto d’Europa”.
Anche Confedilizia ha voluto mandare un allarme al governo Gentiloni esprimendo tutta la propria preoccupazione. “Non è certo questo il momento per iniziare un nuovo percorso – si legge nella nota di Confedilizia -, checché ne dica la Commissione europea, che inserisce pigramente il tema catasto nelle sue rituali raccomandazioni copia e incolla, senza avere un minimo contatto con la realtà. Per il settore immobiliare l’urgenza non è la riforma del catasto, ma una decisa riduzione di un carico fiscale che dal 2012 è stato quasi triplicato e che continua a causare danni incalcolabili a tutta l’economia: crollo dei valori, impoverimento, caduta dei consumi, desertificazione commerciale, chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di un Governo responsabile”.

mercoledì 8 marzo 2017

Investire in esenzione fiscale - i P.I.R. - Le soluzioni di Banca Mediolanum

Innanzitutto ricordiamo cosa sono i P.I.R. e quali sono i grossi vantaggi che offrono:

1) Questo prodotto garantisce a tutti i sottoscrittori la completa esenzione dalla tassazione sul capital gain (quindi non pagerò il 26% che pago su tutti gli altri prodotti). 
2) L 'esenzione totale vale anche per le cedole distribuite dal prodotto. 
3) La totale esenzione dalle imposte di successione.

Questi vantaggi fiscali sono subordinati al mantenimento dell'investimento per un periodo temporale di almeno 5 anni. 
Il legislatore ha imposto anche dei limiti quantitativi. L'esenzione è riconosciuta per un importo massimo annuo di 30.000 euro (per anno solare) e per un importo complessivo di 150.000 euro. Questo è possibile per ogni singolo codice fiscale. 

Banca Mediolanum ha già immesso sul mercato le sue soluzioni P.I.R.

  • Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia. Una soluzione molto più conservativa avendo una componente obbligazionaria di circa il 75%  gestita da MUZINICH & CO.
  • Mediolanum Flessibile Futuro Italia per chi invece vuole cogliere tutte le opportunità dei mercati azionari.
Vi invito a contattarmi per cogliere questa opportunità in maniera rapida



venerdì 3 febbraio 2017

Investire in esenzione fiscale - i P.I.R.

Una sigla di tre lettere P.I.R. (Piani Individuali di Risparmio) è la novità finanziaria che debutta nel 2017.

Con l'obiettivo di dare una forte spinta alle piccole e medie imprese italiane, il governo con il decreto-legge 232 dell'11 dicembre 2016 contenuto nella legge di bilancio 2017, ha introdotto i piani individuali di risparmio i cosidetti Pir. 
L'obiettivo del governo era quello di rendere assolutamente efficace la possibilità di stimolare la crescita delle imprese italiane facendole diventare molto appetibili per tutti i risparmiatori e l'appetibilità si trova immediatamente negli enormi vantaggi fiscali che ha questo prodotto. 
Vediamo subito questi vantaggi: 
1) Questo prodotto garantisce a tutti i sottoscrittori la completa esenzione dalla tassazione sul capital gain (quindi non pago il 26% che pago su tutti altri prodotti). 
2) L 'esenzione totale vale anche per i prodotti a distribuzione quindi le cedole le incasserò al lordo. 
3) La totale esenzione dalle imposte di successione. 
Questi vantaggi fiscali sono subordinati al mantenimento dell'investimento per un periodo temporale di almeno 5 anni. 
Il legislatore ha imposto anche dei limiti quantitativi. L'esenzione è riconosciuta per un importo massimo annuo di 30.000 euro (per anno solare) e per un importo complessivo di 150.000 euro. Questo è possibile per ogni singolo codice fiscale. (nel caso di marito e moglie possiamo avere una quota di esenzione di 60.000 annua complessiva e di 300.000 euro totale). 

martedì 17 gennaio 2017

Nuovo spot di Banca Mediolanum

Mentre tutto cambia, noi continuiamo a credere negli stessi valori di sempre. 
Scopri in questo video perché noi di Mediolanum… Siamo sempre noi.




giovedì 29 settembre 2016

I conti correnti diventano più cari per pagare le banche salvate

http://www.lastampa.it/2016/09/28/economia/i-conti-correnti-diventano-pi-cari-per-pagare-le-banche-salvate-s12mfl2AGRwO1X4MnPu4EP/pagina.html

Banco Popolare, Unicredit e Ubi aumentano i prezzi dei depositi per il fondo di risoluzione


I clienti del Banco Popolare, con il saldo di fine anno, riceveranno una spiacevole sorpresa: una «maggiorazione» di 25 euro sui costi del proprio conto corrente per recuperare il contributo dell’istituto al Fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie. Si tratta del fondo istituito presso Banca d’Italia, quello per capirsi che ha consentito il salvataggio delle quattro banche finite in risoluzione nel novembre dello scorso anno: Banca Marche, Etruria, CariFerrara e cariChieti. La comunicazione, arrivata alle filiali nei giorni scorsi, fa riferimento ad una delibera del comitato esecutivo del Banco Popolare del sei settembre scorso e riguarderà «tutti i rapporti di conto corrente e assimilati dei clienti privati e imprese». In realtà, si spiega dall’istituto, la maggiorazione riguarderà tra un milione e un milione e mezzo di clienti che attualmente hanno conti a canone zero. 

Il Fondo europeo  
Ma il caso del Banco Popolare non è isolato. Dal primo luglio scorso Unicredit ha ritoccato il canone mensile di alcune tipologie di conto corrente (i conti denominati MyGenius Silver, Gold e Platinum) di circa 2 euro al mese, portando il costo totale rispettivamente a 5, 7 e 12 euro al mese. In questo il riferimento, comunicato ai clienti con l’estratto conto del primo trimestre di quest’anno, fa riferimento ad una serie di «eventi» che hanno comportato maggiori costi per l’istituto. Tra questi c’è l’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale (che è operativo dal 2014), l’aumento dell’Iva (che risale al 2013), l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del «single resolution fund», il fondo di risoluzione europeo in vigore dal primo gennaio di quest’anno che sarà chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale.  
Anche Ubi Banca si è mossa in estate, con un aumento di 12 euro annui dei costi del conto corrente. L’istituto fa riferimento ad un vero e proprio aumento dei «costi di produzione»: circa 60 milioni all’anno relativi all’applicazione di due direttive europee: il fondo di risoluzione, appunto. E lo schema obbligatorio di tutela dei depositi, anche questo europeo, che dovrà intervenire per garantire i conti fino a 100 mila euro. 

Recupero dei costi  
Dagli istituti si sottolinea che il sistema bancario, che sta affrontato una fase id mercato estremamente complessa per l’effetto di circostanze come i tassi di interesse bassi, un costo del credito che riflette l’andamento di un’economia ancora debole, «sostiene anche costi “normativi” crescenti. Senza con questo voler confondere una cosa con l’altra, condividere una parte del costo con i clienti, quando questo è chiaramente identificato e corrispondente a un’assicurazione ulteriore per lo stesso è una manovra che permette alla banca di recuperare i costi solo in parte».  
Secondo quanto è stato possibile ricostruire, altri grandi istituti non hanno applicato simili ricarichi sui clienti. Non lo hanno fatto Intesa Sanpaolo, principale banca del paese per numero di clienti, né Montepaschi o Bpm. 
Adusbef e Federconsumatori denunciano «l’ennesimo furto con destrezza ai danni dei correntisti (...) costretti a pagare gli errori dei banchieri ed una gestione dissennata del credito e del risparmio».