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giovedì 17 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
L'idea balzana del Fmi: per abbattere debito ipotesi prelievo forzoso sui conti di 15 Paesi dell'Eurozona
da Ilsole24ore
Ma che idee vengono al Fondo monetario internazionale? Nell'ultimo Fiscal monitor (datato 13 ottobre) in un apparentemente innocuo box, a pagina 49, si parla di come mettere una pezza alla crisi del debito che affligge, in particolare, la zona euro. Si apprende, leggendo il paper, che «il netto deterioramento delle finanze pubbliche in molti Paesi ha riacceso l'interesse verso un "prelievo di capitale" - una tassa una tantum sulla ricchezza privata, come misura eccezionale per ripristinare la sostenibilità del debito».
L'Fmi cita alcuni illustri sostenitori di una patrimoniale a ciel (non troppo) sereno, fra cui «Pigou, Ricardo, Schumpeter, e - prima che cambiasse idea - Keynes».
« Le condizioni per il successo sono forti, ma vanno pesate contro i rischi di misure alternative, che comprendono il ripudio del pubblico debito» o una riduzione del debito attraverso misure inflazionistiche. In questi due casi il peso ricadrebbe anche sui non residenti, detentori delle obbligazioni governative.
Il Fmi ricorda i precedenti storici di una maxi-patrimoniale per rimettere i conti pubblici in sesto, in particolare i casi di «Germania e Giappone dopo la seconda Guerra mondiale». Ricordando allo stesso tempo i rischi che un'operazione del genere può causare, «dalla fuga di capitali all'inflazione».
Ma quale sarebbe l'imposizione fiscale necessaria secondo l'Fmi per riportare i debiti pubblici ai livelli pre-crisi? «Richiederebbe, per un campione di 15 Paesi della zona euro, un taglio della ricchezza netta positiva delle famiglie di circa il 10 per cento».
L'istituzione guidata da Christine Lagarde, in parole spicciole, evoca, tra le ipotesi possibili per rimettere in ordine i conti dei 15 Paesi dell'Eurozona, uno scenario alla Cipro. Omette però di ricordare - come peraltro ammesso anche dalla Banca centrale europea - che la crisi è stata causata in primo luogo da una bolla del debito privato.
Lo stesso Fmi, nei giorni scorsi, ha ricordato che entro i prossimi due anni le banche europee dovranno fare i conti con perdite nascoste che, nel caso degli istituti di Italia e Spagna, potrebbero toccare i 230 miliardi di euro.
Tassa sulle rendite finanziarie salirà al 22%
L'aliquota sulle rendite finanziarie potrebbe passare dal 20% al 22%. In rialzo l'imposta di bollo. Governo smentisce.
ROMA (WSI) - "Letta contro Piazza Affari". Così titola oggi il quotidiano finanziario Mf, riferendosi ai rumor circolati nelle ultime ore sulla legge di stabilità, secondo cui l'aliquota applicata sullerendite finanziarie passerà dall'attuale 20% al 22%.
Nella bozza è previsto anche anche l'incremento dell'imposta di bollo sulle comunicazioni relative aiprodotti finanziari, che salirebbe dall'1,5 per mille all'1,65 per mille a partire dal prossimo anno.
Il quotidiano mette in evidenza che le misure sarebbero introdotte proprio in un momento in cui la Borsa italiana sta finalmente ripartendo e la ulteriore tassazione sul capital gain avrebbe conseguenze pesanti sulla comunità dei piccoli investitori. "Letta vuole mungere il toro", scrive Mf.
Si tratta ancora solo di indiscrezioni e per il momento il governo smentisce. Presto ne sapremo di piu': il Consiglio dei Ministri si riunisce oggi alle 17. Una volta ultimato il testo, la finanziaria dovra' essere approvata dal Parlamento e quindi presentata alle autorita' europee.
ROMA (WSI) - "Letta contro Piazza Affari". Così titola oggi il quotidiano finanziario Mf, riferendosi ai rumor circolati nelle ultime ore sulla legge di stabilità, secondo cui l'aliquota applicata sullerendite finanziarie passerà dall'attuale 20% al 22%. Nella bozza è previsto anche anche l'incremento dell'imposta di bollo sulle comunicazioni relative aiprodotti finanziari, che salirebbe dall'1,5 per mille all'1,65 per mille a partire dal prossimo anno.
Il quotidiano mette in evidenza che le misure sarebbero introdotte proprio in un momento in cui la Borsa italiana sta finalmente ripartendo e la ulteriore tassazione sul capital gain avrebbe conseguenze pesanti sulla comunità dei piccoli investitori. "Letta vuole mungere il toro", scrive Mf.
Si tratta ancora solo di indiscrezioni e per il momento il governo smentisce. Presto ne sapremo di piu': il Consiglio dei Ministri si riunisce oggi alle 17. Una volta ultimato il testo, la finanziaria dovra' essere approvata dal Parlamento e quindi presentata alle autorita' europee.
giovedì 10 ottobre 2013
Banca Mediolanum: Operazione a premi "Presenta un amico e vinci MedBike!"
Nuova operazione a premi: "Presenta un amico e vinci MedBike!"
Dal 15/10 al 15/12 i primi intestatari di c/c che presenteranno un amico che aprirà un c/c Freedom One o Freedom Più in veste di primo intestatario e, nei 3 mesi successivi, diventerà PrimaBanca, potranno vincere MedBike!
Dal 15/10 al 15/12 i primi intestatari di c/c che presenteranno un amico che aprirà un c/c Freedom One o Freedom Più in veste di primo intestatario e, nei 3 mesi successivi, diventerà PrimaBanca, potranno vincere MedBike!
martedì 8 ottobre 2013
Tormentone Bilancio: Warren Buffett I politici sono degli idioti
dal blog di Mario Platero www.macapla.com
NEW YORK Sono degli “idioti”: Warren Buffett non ha mai peli sulla lingua. Figuriamoci quando deve descrivere i politici americani che per ostinazione, ripicca, astio – e qui parla soprattutto dei repubblicani – hanno messo il paese davanti al pericolo di una doppia batosta, la chiusura del governo e il rischio di non rinnovare il tetto sul debito. Un “Uno/Due” dice Buffett, che potrebbe far stramazzare al suolo l’economia più forte del mondo.
Dopo l’incidente a Washington, il tragico inseguimento di una donna folle convinta che Obama la facesse pedinare, si e’ tornati a parlare del tormentone sul bilancio sullo shut down e sulla scadenza del tetto sul debito. E buffett ha dato un barlume di speranza: dietro le mille sceneggiate a cui assistiamo ogni giorno, all’ultimo istante dell’ultimo minuto per il rinnovo del tetto sul debito si troverà una soluzione :”arriveremo fino al punto dell’idiozia estrema – ha detto Buffett in un’intervista con la rete economica CNBC – ma non lo attraverseremo. Se poi dovessimo andare un secondo al di là della scadenza ce la faremo. Se il teatrino dovesse continuare a lungo, vedremo cose incredibili”.
La Pelosi capo della minoranza alla Camera aveva parlato di cataclisma Ma il mercato la pensa come Buffett, il bond a dieci anni rendeva attorno al 2,63% nella giornata di ieri, Buffett insiste, ripete quanto hanno detto banchieri e assicuratori dopo un incontro con Barack Obama mercoledì: rischiamo il disastro. La differenza? Mentre banchieri e assicuratori non hanno voluto discutere “delle componenti politiche”, come ha spiegato il capo di Goldman Sachs Lloyd Blankfein, Buffett è entrato a gamba tesa proprio sulla natura politica di questa crisi e, a parte gli accenni all’idiozia, ha anche aggiunto "quando il governo americano emette delle obbligazioni c’è scritto che rispecchia la piena buona fede e il credito degli Stati Uniti d’America. Punto e basta, non c’è un’aggiunta che avverte ’’a meno che un partito politico sia scontento per via di qualche tematica estranea’’.
Forse anche per queste pressioni le cose si stanno muovendo il presidente della Camera John Boehner ha detto non consentira’ che l’America vada in fallimento. Forse si trovera’ prima una soluzione per il rinnovo del tetto sul debito, in mancanza del quale l’America andrebbe in default letteralmente in fallimento, poi si parlera’ dello shut down, comunque sia il tempo stringe e chissa’ che il tragico momento di panico di ieri, l’inseguiemnto i parlamentari assediati, il parlamento anche lui chiuso, come il governo, non abbia provocato lo shock necessario a sbloccare un impasse che come ha detto Buffet e' inaccettabile.
Anche Hank Paulson, ex segretario al Tesoro ha cercato di rassicurare i mercati mettendo alla berlina i politici ostinati, pervasi dall’ideologia e accecati dalla miopia del loro scontro politico:” questi tipi possono minacciare di prendere in ostaggio la propria madre, ma poi non le faranno mai niente di male…” ha detto Paulson. Sul piano economico ovviamente le descrizioni catastrofiche del possibile doppio colpo sull’economia, prima a quella reale, già in corso e poi a quella finanziarie, continuano. Cominciamo da una notizia molto concreta, la United technologies, una grande multinazionale che lavora molto con il governo americano, ha annunciato ieri di aver sospeso dal lavoro 2000 dipendenti della divisione che produce gli elicotteri Black Hawk e se la chiusura del governo continuerà la settimana prossima, ci saranno altri 2000 sospesi nella divisione Pratt and Whitney e in quella aerospaziale UTC. Quante altre aziende faranno scelte simili? Quanto banche non riceveranno il pagamento del mutuo per la fine del mese?
Barack Obama è intervenuto pubblicamente ieri durante la visita a una grande compagnia di costruzioni:” Basta con la farsa, votiamo ora e smettiamola con questo shutdown” ha detto Obama. Il Presidente aveva riunito la leaderhsip repubblicana e quella democratica mercoledì notte per un vertice alla Casa Bianca, ma l’incontro si è chiuso con un nulla di fatto. Il Presidente chiede che si risolvano insieme la questione del bilancio e quella del tetto sul debito, poi è pronto ad aprire un tavolo negoziale per tagliare alcune spese sociali, ma non Obamacare, la sua storica riforma sanitaria partita il primo di ottobre scorso. Per ora non ci sono movimenti concreti. Continua il muro contro muro. Ci sono apparenti tentativi di aprire ma vengono poi bocciati perché in mala fede. Ma gli oltranzisti repubblicani hanno trovato pane per i loro denti: il capo della maggioranza al Senato Harry Reid, d’accordo con il Presidente, ha deciso di non mollare e anzi di chiamare il bluff repubblicano giocando una partita durissima:” nessuna concessione” ha detto. Vuol dire che siamo ancora in alto mare nel processo negoziale e che “l’idiozia” in queste ore continua a prevalere.
lunedì 30 settembre 2013
A mezzanotte governo degli Stati Uniti senza fondi
wsi
Crisi di bilancio. L'amministrazione non sarà più in grado di finanziare le agenzie federali. Prima volta in 17 anni. Republiccani ciechi.
NEW YORK (WSI) - Tra poche ore, allo scoccare della mezzanotte, il governo americano potrebbe trovarsi nell'impossibilità di operare, per mancanza di fondi. Questo, dopo il mancato accordo tra Repubblicani e Democratici del Congresso sulla legge di bilancio: ieri i primi hanno approvato una norma sul rinvio della riforma sanitaria voluta da Obama. Di fatto, la fronda più estrema dei pasdaran Repubblicani intende fare ostruzione fino all'ultimo.
L'ultima volta in cui l'esecutivo di Washington si trovò nell'impossibilità di finanziare le agenzie federali risale a 17 anni fa sotto Bill Clinton: lo 'shutdown' dell'amministrazione durò allora 20 giorni, fino al 6 gennaio del 1996.
In una situazione di "shutdown", le operazioni essenziali continuerebbero; dunque, il Tesoro riuscirebbe a emettere debito; tuttavia, la comunicazione di dati che di norma vengono resi noti dal dipartimento del Commercio Usa e dal Bureau of Labor Statistics sarebbero sospesi.
Ma non è finita qui, perchè se anche si riuscisse a trovare un accordo entro la mezzanotte, la disputa non sarebbe conclusa; i membri del Congresso dovrebbero infatti trovare un altro accordo fiscale per innalzare il tetto sul debito, che al momento ammonta a $16.700 miliardi, e che scadrà il prossimo 17 ottobre. Se non si trovassero i finanziamenti, il governo non sarebbe più capace di operare e, anche, di onorare i debiti e il risultato sarebbe una "possibile crisi del debito sovrano Usa".
Il Presidente Barack Obama è stato molto chiaro a riguardo: il tetto del debito va aumentato: non farlo significherebbe destabilizzare l'economia non solo americana ma mondiale.
L'inquilino della Casa Bianca ha aggiunto di non voler trattare, ne' sacrificare la sua riforma sanitaria: "Alzare il tetto - taglia corto - non e' una concessione a me ma e' consentire al Tesoro di pagare i conti" ed "é una responsabilità del Congresso".
Obama ricorda poi che il dollaro e' la valuta mondiale di riserva e che dunque "non si scherza" suldefault sul debito.
Crisi di bilancio. L'amministrazione non sarà più in grado di finanziare le agenzie federali. Prima volta in 17 anni. Republiccani ciechi.
NEW YORK (WSI) - Tra poche ore, allo scoccare della mezzanotte, il governo americano potrebbe trovarsi nell'impossibilità di operare, per mancanza di fondi. Questo, dopo il mancato accordo tra Repubblicani e Democratici del Congresso sulla legge di bilancio: ieri i primi hanno approvato una norma sul rinvio della riforma sanitaria voluta da Obama. Di fatto, la fronda più estrema dei pasdaran Repubblicani intende fare ostruzione fino all'ultimo. L'ultima volta in cui l'esecutivo di Washington si trovò nell'impossibilità di finanziare le agenzie federali risale a 17 anni fa sotto Bill Clinton: lo 'shutdown' dell'amministrazione durò allora 20 giorni, fino al 6 gennaio del 1996.
In una situazione di "shutdown", le operazioni essenziali continuerebbero; dunque, il Tesoro riuscirebbe a emettere debito; tuttavia, la comunicazione di dati che di norma vengono resi noti dal dipartimento del Commercio Usa e dal Bureau of Labor Statistics sarebbero sospesi.
Ma non è finita qui, perchè se anche si riuscisse a trovare un accordo entro la mezzanotte, la disputa non sarebbe conclusa; i membri del Congresso dovrebbero infatti trovare un altro accordo fiscale per innalzare il tetto sul debito, che al momento ammonta a $16.700 miliardi, e che scadrà il prossimo 17 ottobre. Se non si trovassero i finanziamenti, il governo non sarebbe più capace di operare e, anche, di onorare i debiti e il risultato sarebbe una "possibile crisi del debito sovrano Usa".
Il Presidente Barack Obama è stato molto chiaro a riguardo: il tetto del debito va aumentato: non farlo significherebbe destabilizzare l'economia non solo americana ma mondiale.
L'inquilino della Casa Bianca ha aggiunto di non voler trattare, ne' sacrificare la sua riforma sanitaria: "Alzare il tetto - taglia corto - non e' una concessione a me ma e' consentire al Tesoro di pagare i conti" ed "é una responsabilità del Congresso".
Obama ricorda poi che il dollaro e' la valuta mondiale di riserva e che dunque "non si scherza" suldefault sul debito.
Niente rinvio del governo: da domani aumenta l'Iva, 350 euro in più a famiglia
La crisi politica impedisce lo slittamento. Secondo i calcoli del Codacons da 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone a 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi
NIENTE RINVIO PER IVA - Quando sembrava ormai certo uno slittamento a gennaio dell’aumento dell’Iva dal 21% al 22%, ecco che una crisi politica e uno strappo nella maggioranza di coalizione tra Pd e Pdl vanifica tutto. Una cosa è certa quindi: da ottobre l’Iva aumenterà e potrà produrre ricadute economiche pesanti.
IL PESO DELL’AUMENTO - Secondo i calcoli del Codacons l'incremento dell'aliquota, infatti, peserà sulle tasche degli italiani dai 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone ai 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. “Ma l'aumento dell'Iva produrrà un disastroso effetto domino, con un incremento dell'inflazione, una pesante diminuzione dei consumi e un rincaro generalizzato dei listini al dettaglio, specie nel settore alimentare e dei prodotti trasportati su gomma”, ci tiene a sottolineare il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
NIENTE RINVIO PER IVA - Quando sembrava ormai certo uno slittamento a gennaio dell’aumento dell’Iva dal 21% al 22%, ecco che una crisi politica e uno strappo nella maggioranza di coalizione tra Pd e Pdl vanifica tutto. Una cosa è certa quindi: da ottobre l’Iva aumenterà e potrà produrre ricadute economiche pesanti.
IL PESO DELL’AUMENTO - Secondo i calcoli del Codacons l'incremento dell'aliquota, infatti, peserà sulle tasche degli italiani dai 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone ai 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. “Ma l'aumento dell'Iva produrrà un disastroso effetto domino, con un incremento dell'inflazione, una pesante diminuzione dei consumi e un rincaro generalizzato dei listini al dettaglio, specie nel settore alimentare e dei prodotti trasportati su gomma”, ci tiene a sottolineare il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
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