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Ecco tutti i nomi. Bocciati anche istituti di Grecia, Portogallo, Austria, Cipro, Belgio
ROMA (WSI) - Le indiscrezioni mettono in agitazione gli operatori di tutto il mondo. Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa spagnola Efe, almeno undici banche europee non supereranno gli stress test della Bce.
Tra queste, tre italiane, tre greche e due austriache. I risultati ufficiali arriveranno nella giornata di domenica. Le italiane a essere state bocciate dalla Bce sono, secondo Efe, Banco Popolare, Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Milano. Le greche Alpha Bank, Piraeus Bank e Eurobank.
L'agenzia ha fatto anche il nome della banca austriaca Erste, aggiungendo che altri istituti che non supereranno il test saranno anche la portoghese Millennium BCP e la belga Dexia.
Nessun dettaglio è stato dato sull'ammontare dei buchi delle banche interessate.
Intanto immediata è stata la reazione della banca austriaca Erste Group Bank AG, che ha smentito il rumor, secondo cui sarebbe una delle 11 banche malate. No comment da parte invece di altri istituti menzionati.
L'agenzia di stampa Efe ha parlato anche di un'altra banca austriaca e di una cipriota bocciate, senza fare però in questo caso i nomi.
La Bce ha riferito di non poter rilasciare commenti su istituti specifici o su speculazioni, ribadendo che i risultati finali saranno resi noti il prossimo 26 ottobre. Detto questo, le banche sono state già contattate sugli esiti degli stress test, attraverso "dialoghi di supervisione" con l'Eurotower; i risultati finali saranno trasmessi agli istituti giovedì, ovvero domani 23 ottobre, prima dell'annuncio pubblico di domenica, una settimana prima che la Bce diventerà ufficialmente organo di supervisione delle banche dell'Eurozona.
Potete contattarmi al 3278278737 oppure tramite mail a: culturafinanziaria@gmail.com
mercoledì 22 ottobre 2014
lunedì 20 ottobre 2014
Rientro dei capitali. La voluntary disclosure approvata alla camera
Immagine tratta da Ilsole24Ore di sabato 18 ottobre
Si scrive voluntary disclosure si legge sanatoria fiscale
E' l'operazione di far rientrare i capitali dei contribuenti italiani detenuti all'estero (ma si rivolge anche alle omesse dichiarazioni in Italia), un gettito mancato per l'Erario.
Precisamo, non è uno "scudo fiscale", che somigliava ad un'operazione simile al riciclaggio di Stato, consentendo di pagare una minima percentuale di quanto dovuto, per giunta con il doppio scudo dell'anonimato e dell'assoluta mancanza di sanzioni penali.Quello dell'attuale maggioranza non è uno scudo, ma una sanatoria.
Con la voluntary disclosure niente sanzioni penali (Non punibilità per omessa dichiarazione, non punibilità su omesso versamento dell'IVA e alle ritenute non operate come sostituto d'imposta, depenalizzazione della frode fiscale) e ravvedimento "speciale" su quanto evaso: chi farà rientrare i capitali pagherà quanto deve di tasse e intergrerà con delle lievi sanzioni ridotte (il tutto su più annualità). "Bastone e carota" secondo la definizione data da un parlamentare PD. A dire il vero si vede molta carota e poco bastone. Ma, abituati agli scudi fiscali dei primi anni Duemila, sembra un gran successo.
"Chi riemerge ha forti facilitazioni monetarie e non rischia di essere imputato per vari reati, chi non riemerge rischia non solo i reati tributari ma anche il nuovo reato di autoriciclaggio" ha sostenuto il relatore del provvedimento, il piddino Marco Causi.
lunedì 15 settembre 2014
Mutui, cambiare in corsa vale un risparmio di 250 euro
da Corriere.it
di Gino Pagliuca
di Gino Pagliuca
Quasi 150
euro al mese se si cambia a tasso fisso, oltre 250 se si punta
sull’indicizzato. È il risparmio possibile sulla rata mensile se si surroga un
mutuo trentennale in corso con un finanziamento ai tassi attuali. Un po’ più
basso, ma comunque sensibile, il risparmio quando l’operazione avviene su un
prestito originariamente stipulato a 20 anni e sempre con debito residuo di 100
mila euro: 132 euro se si opta di nuovo per il fisso, 228 se si sceglie
l’indicizzato.
Per arrivare
a questi risultati abbiamo considerato i tassi fissi stipulati alle condizioni
medie rilevabili a settembre degli ultimi 10 anni ipotizzando per i prestiti
partiti come ventennali la loro surroga con un finanziamento fisso al 4,4% o al
2,4% variabile; per i mutui trentennali abbiamo invece simulato un decimo di
punto in più.
Si tratta di
ipotesi prudenziali perché come si vede anche dalla tabella delle condizioni
stilata da mutuionline sul mercato si trovano prodotti di costo più basso anche
di 40 centesimi rispetto a quanto calcolato per questa simulazione.
Convenienza
La
convenienza è molto più limitata se il mutuo da riconvertire è a tasso
variabile. Bisogna fare attenzione allo spread e non al tasso del finanziamento
per le semplice ragione che i prestiti indicizzati in corso stanno già
beneficiando della riduzione dell’Euribor (o del tasso Bce). Il risparmio
ipotizzabile passando da variabile vecchio a variabile nuovo è comunque
nell’ordine dei 50 euro al mese.
Per
omogeneità di calcolo abbiamo considerato un debito residuo uguale per tutti i
mutui a 100 mila euro, ma il computo del risparmio sulla base delle condizioni
considerate è facilmente effettuabile per qualsiasi altra cifra: basta dividere
per 100 mila la differenza e moltiplicare il risultato per il debito residuo.
Ad esempio ipotizziamo che si voglia rottamare un finanziamento a 20 anni da
140 mila euro partito nel 2009 al 6,2%. Il capitale da restituire ancora
sarebbe di 119.249 euro; il risparmio ottenibile sulla rata sarebbe,
calcolandolo come indicato sopra, di 113,63 euro restando a tasso fisso e di
230,84 euro passando a variabile.
Sono calcoli
che comunque stanno facendo molti titolari di finanziamenti: l’ultimo
osservatorio di mutuionline, aggiornato a tutto agosto 2014, segnala che le
surroghe rappresentano oltre il 35% delle richieste di finanziamento e sono
quindi tornate ai livelli che si registravano nel 2008, all’indomani
dell’introduzione della rottamazione gratuita dei prestiti nel nostro
ordinamento. Se si passa alle erogazioni si registra ancora uno scarto
significativo rispetto alle richieste (16%).
È comunque
indubitabile che le banche guardino con molta attenzione il cliente prima di
surrogargli il prestito. Se capiscono che la richiesta di cambiare mutuo è
dovuta a difficoltà economiche di sicuro negano il finanziamento; lo stesso
fanno se il cliente ha già surrogato in passato il mutuo: siccome per un
istituto accettare una surroga presenta costi fissi che si ammortizzano in anni
(ricordiamo che non si possono richiedere spese di perizia e di istruttoria e
che il costo del notaio per l’atto di trasferimento dell’ipoteca è a carico
della banca) certo un cliente potenzialmente infedele non è gradito.
Meccanismi
Il mondo
creditizio non ha mai amato il sistema delle surroghe introdotto dal cosiddetto
decreto Bersani del 2007 e sta premendo per una modifica perlomeno del divieto
di chiedere penali di anticipata estinzione. Il decreto le ha abrogate del
tutto e da tempo l’Abi preme per una reintroduzione. A livello europeo appare
evidente che i mutui fissi in Italia costano più che altrove. Una delle ragioni
— secondo gli esponenti del mondo creditizio — è che i nostri istituti devono
caricare qualche decimo di punto sugli spread proprio per ricoprirsi dal
rischio della chiusura anzitempo del mutuo. Così la penale la pagano tutti i
clienti e in anticipo.
martedì 24 giugno 2014
Un milione di Pmi rischia con la successione
da repubblica
di mettere bocca nelle politiche aziendali della doviziosa catena di supermercati. Ormai la questione del passaggio generazionale sta per diventare un fenomeno di massa capace di coivolgere migliaia di famiglie imprenditoriali. Roba da far impallidere anche la guerriglia combattuta in passato da frotte di cugini Marzotto divisi in cordate per ottenere il controllo di Valentino. Poi è arrivato il fondo Permira e ha preso tutto. Basta fare due conti per capire quanto la situazione sia delicata e quali rischi si profilino all’orizzonte di un sistema industriale già provato da sei anni di crisi durissima. In Italia le imprese familiari sono 5 milioni e influiscono sul Pil per quasi l’80% dando lavoro al 75% della forza lavoro. Ebbene, nel prossimo decennio almeno 100 mila imprese all’anno dovranno passare attraverso le forche caudine del passaggio generazionale. Di queste 50 mila chiuderanno, altre 25-30 mila saranno cedute ad una nuova proprietà e solo 20 mila rimarranno in famiglia. E allora? Secondo Daniele Piccolo, Condirettore Generale Banca Albertini Syz, gli strumenti per pilotare con successo il passaggio generazionale sono già disponibili. Basta saperli usare e muoversi per tempo. A cominciare dallo “Statuto di famiglia”, un documento che deve essere condiviso dai membri della famniglia stessa e va cucito su misura delle caratteristiche di ogni singolo nucleo. Lo Statuto si può occupare di temi differenti dalle modalità per assicurare la governance del gruppo garantendone la leadership unitaria e salvaguardando gli interessi degli altri membri della famiglia alla politica dei compensi e ai criteri della circolazione delle quote proprietarie. Un aspetto importante riguarda le regole per l’inserimento dei giovani nell’impresa di famiglia: lingue conosciute, voto di laurea, esperienze in altre aziende. Ancora più rilevanti le regole per risolvere i conflitti. “Uno Statuto di famiglia”, osserva Piccolo, “può anche riguardare l’utilizzo degli immobili o dei beni che non fanno parte dell’azienda. Oppure può definire lo ‘stile’ dei comportamenti adottati in pubblico. Noi come banchieri d’affari assistiamo i nostri clienti per assicurare la migliore gestione possibile del loro patrimonio. E in alcuni casi ci comportiamo come advisor: se è opportuno uno Statuto di famiglia la cosa migliore è rivolgersi ad Ambrosetti che in Italia ha inventato questo strumento”. Il ruolo del banchiere d’affari diventa invece strategico quando c’è la necessità di applicare un “Patto di famiglia”, strumento giuridico introdotto nel 2006 con la riforma Vietti che consente di cedere l’azienda (oppure delle quote) ad un erede in vita del proprietario. In questo caso è necessario che ci sia l’accordo degli eredi stessi. Una ricerca condotta proprio da Banca Albertini Syz dimostra che il tasso di crescita della redditività aziendale necessario a sostenere una distribuzione costante dei dividendi all’aumentare delle generazioni varia fra l’8% (due figli) e il 12% (quattro figli). Se la crescita è inferiore può essere conveniente ricorrere al Patto di famiglia. E in questo caso, come dice Piccolo ci sono diversi soluzioni. A cominciare dal Leverage buy out (Lbo) che in sostanza consiste nell’indebitamento dell’azienda per liquidare i coeredi. In alternativa si può pilotare l’ingresso di un nuovo socio imprenditoriale o finanziario come un Fondo; ben sapendo che il Fondo stesso entro 7-8 anni se ne va.
UNO STUDIO DI BANCA ALBERTINI SYZ LANCIA L’ALLARME : LA METÀ DI QUESTE REALTÀ È DESTINATA A SCOMPARIRE A CAUSA DI UNA MANCATA PROGRAMMAZIONE DEL PASSAGGIO GENERAZIONALE AL TIMONE DELL’IMPRESA DI FAMIGLIA
Giorgio Lonardi
Milano C’ è un nuovo pericolo all’orizzonte delle imprese familiari italiane: il passaggio generazionale che nei prossimi 10 anni coinvolgerà un milione di Pmi, il 20% del totale. Almeno la metà di esse è infatti destinata a scomparire a causa di una mancata programmazione della successione d’impresa. Le aziende più avvedute sono già corse ai ripari da tempo imponendosi regole ferree per governare la successione. Lo confermano gli oltre 200 “Patti di Famiglia” siglati sotto la regia di Ambrosetti. E lo certificano i nomi che filtrano attraverso la tradizionale cortina di riserbo da quello dei Lunelli (Cantine Ferrari) agli Illy, i re triestini del caffè, senza dimenticare i Monini di Spoleto (Olio Monini). A lanciare l’allarme è un rapporto di Banca Albertini Syz basato su studi della Commissione Europea e sulla loro proiezione a livello nazionale. Secondo queste fonti solo una quota compresa fra il 25% e il 33% delle aziende del vecchio continente manterranno sia la continuità operativa sia la continuità nell’assetto proprietario dopo il passaggio di seconda generazione. Una percentuale che scende fra il 10% e il 15% dopo il passaggio di terza generazione. Insomma, dimenticate il caso di Margherita Agnelli in fiero contrasto con i suoi figli per l’eredità del padre (e nonno) Gianni Agnelli. E lasciate in archivio lo scontro mitologico fra Bernardino Caprotti padre-padrone di Esselunga e i figlioli che hanno cercato invano
venerdì 20 giugno 2014
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martedì 10 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
Pressioni Ue, Italia pensa a tassa di successione
Secondo alcune voci al ministero dell'Economia starebbero studiando misure in stile patrimoniale per rispettare pareggio bilancio.
BRUXELLES (WSI) - L'Italia pare voglia correre ai ripari dopo la bocciatura dell'Ue.
Al ministero dell’Economia stanno studiando la la reintroduzione della tassa di successione.
Si tratta solo di voci per il momento ma "gia’ si trema per il terrificante casino che verra’ fuori, tra ipotesi e scadenze in continua 'rimodulazione', con il rischio di un remake del tormentone Imu e suoi derivati".
"Tutto da studiare anche il timing, ma certo che così’ si avrebbe un altro bel pezzo di patrimoniale che si realizza".
BRUXELLES (WSI) - L'Italia pare voglia correre ai ripari dopo la bocciatura dell'Ue.
Al ministero dell’Economia stanno studiando la la reintroduzione della tassa di successione.
Si tratta solo di voci per il momento ma "gia’ si trema per il terrificante casino che verra’ fuori, tra ipotesi e scadenze in continua 'rimodulazione', con il rischio di un remake del tormentone Imu e suoi derivati".
"Tutto da studiare anche il timing, ma certo che così’ si avrebbe un altro bel pezzo di patrimoniale che si realizza".
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