mercoledì 22 ottobre 2014

Rumor: 11 banche non supereranno stress test Bce, di cui tre italiane

wallstreetitalia

Ecco tutti i nomi. Bocciati anche istituti di Grecia, Portogallo, Austria, Cipro, Belgio

ROMA (WSI) - Le indiscrezioni mettono in agitazione gli operatori di tutto il mondo. Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa spagnola Efe, almeno undici banche europee non supereranno gli stress test della Bce.

Tra queste, tre italiane, tre greche e due austriache. I risultati ufficiali arriveranno nella giornata di domenica. Le italiane a essere state bocciate dalla Bce sono, secondo Efe, Banco Popolare, Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Milano. Le greche Alpha Bank, Piraeus Bank e Eurobank. 

L'agenzia ha fatto anche il nome della banca austriaca Erste, aggiungendo che altri istituti che non supereranno il test saranno anche la portoghese Millennium BCP e la belga Dexia. 

Nessun dettaglio è stato dato sull'ammontare dei buchi delle banche interessate.

Intanto immediata è stata la reazione della banca austriaca Erste Group Bank AG, che ha smentito il rumor, secondo cui sarebbe una delle 11 banche malate. No comment da parte invece di altri istituti menzionati. 

L'agenzia di stampa Efe ha parlato anche di un'altra banca austriaca e di una cipriota bocciate, senza fare però in questo caso i nomi.

La Bce ha riferito di non poter rilasciare commenti su istituti specifici o su speculazioni, ribadendo che i risultati finali saranno resi noti il prossimo 26 ottobre. Detto questo, le banche sono state già contattate sugli esiti degli stress test, attraverso "dialoghi di supervisione" con l'Eurotower; i risultati finali saranno trasmessi agli istituti giovedì, ovvero domani 23 ottobre, prima dell'annuncio pubblico di domenica, una settimana prima che la Bce diventerà ufficialmente organo di supervisione delle banche dell'Eurozona.

lunedì 20 ottobre 2014

Rientro dei capitali. La voluntary disclosure approvata alla camera

Immagine tratta da Ilsole24Ore di sabato 18 ottobre

Si scrive voluntary disclosure si legge sanatoria fiscale

E' l'operazione di far rientrare i capitali dei contribuenti italiani detenuti all'estero (ma si rivolge anche alle omesse dichiarazioni in Italia), un gettito mancato per l'Erario. 

Precisamo, non è uno "scudo fiscale", che somigliava ad un'operazione simile al riciclaggio di Stato, consentendo di pagare una minima percentuale di quanto dovuto, per giunta con il doppio scudo dell'anonimato e dell'assoluta mancanza di sanzioni penali.Quello dell'attuale maggioranza non è uno scudo, ma una sanatoria. 

Con la voluntary disclosure niente sanzioni penali (Non punibilità per omessa dichiarazione, non punibilità su omesso versamento dell'IVA e alle ritenute non operate come sostituto d'imposta, depenalizzazione della frode fiscale) e ravvedimento "speciale" su quanto evaso: chi farà rientrare i capitali pagherà quanto deve di tasse e intergrerà con delle lievi sanzioni ridotte (il tutto su più annualità). "Bastone e carota" secondo la definizione data da un parlamentare PD. A dire il vero si vede molta carota e poco bastone. Ma, abituati agli scudi fiscali dei primi anni Duemila, sembra un gran successo.

"Chi riemerge ha forti facilitazioni monetarie e non rischia di essere imputato per vari reati, chi non riemerge rischia non solo i reati tributari ma anche il nuovo reato di autoriciclaggio" ha sostenuto il relatore del provvedimento, il piddino Marco Causi. 




lunedì 15 settembre 2014

Mutui, cambiare in corsa vale un risparmio di 250 euro

da Corriere.it
di Gino Pagliuca

Quasi 150 euro al mese se si cambia a tasso fisso, oltre 250 se si punta sull’indicizzato. È il risparmio possibile sulla rata mensile se si surroga un mutuo trentennale in corso con un finanziamento ai tassi attuali. Un po’ più basso, ma comunque sensibile, il risparmio quando l’operazione avviene su un prestito originariamente stipulato a 20 anni e sempre con debito residuo di 100 mila euro: 132 euro se si opta di nuovo per il fisso, 228 se si sceglie l’indicizzato.
Per arrivare a questi risultati abbiamo considerato i tassi fissi stipulati alle condizioni medie rilevabili a settembre degli ultimi 10 anni ipotizzando per i prestiti partiti come ventennali la loro surroga con un finanziamento fisso al 4,4% o al 2,4% variabile; per i mutui trentennali abbiamo invece simulato un decimo di punto in più.
Si tratta di ipotesi prudenziali perché come si vede anche dalla tabella delle condizioni stilata da mutuionline sul mercato si trovano prodotti di costo più basso anche di 40 centesimi rispetto a quanto calcolato per questa simulazione.
Convenienza
La convenienza è molto più limitata se il mutuo da riconvertire è a tasso variabile. Bisogna fare attenzione allo spread e non al tasso del finanziamento per le semplice ragione che i prestiti indicizzati in corso stanno già beneficiando della riduzione dell’Euribor (o del tasso Bce). Il risparmio ipotizzabile passando da variabile vecchio a variabile nuovo è comunque nell’ordine dei 50 euro al mese.
Per omogeneità di calcolo abbiamo considerato un debito residuo uguale per tutti i mutui a 100 mila euro, ma il computo del risparmio sulla base delle condizioni considerate è facilmente effettuabile per qualsiasi altra cifra: basta dividere per 100 mila la differenza e moltiplicare il risultato per il debito residuo. Ad esempio ipotizziamo che si voglia rottamare un finanziamento a 20 anni da 140 mila euro partito nel 2009 al 6,2%. Il capitale da restituire ancora sarebbe di 119.249 euro; il risparmio ottenibile sulla rata sarebbe, calcolandolo come indicato sopra, di 113,63 euro restando a tasso fisso e di 230,84 euro passando a variabile.
Sono calcoli che comunque stanno facendo molti titolari di finanziamenti: l’ultimo osservatorio di mutuionline, aggiornato a tutto agosto 2014, segnala che le surroghe rappresentano oltre il 35% delle richieste di finanziamento e sono quindi tornate ai livelli che si registravano nel 2008, all’indomani dell’introduzione della rottamazione gratuita dei prestiti nel nostro ordinamento. Se si passa alle erogazioni si registra ancora uno scarto significativo rispetto alle richieste (16%).
È comunque indubitabile che le banche guardino con molta attenzione il cliente prima di surrogargli il prestito. Se capiscono che la richiesta di cambiare mutuo è dovuta a difficoltà economiche di sicuro negano il finanziamento; lo stesso fanno se il cliente ha già surrogato in passato il mutuo: siccome per un istituto accettare una surroga presenta costi fissi che si ammortizzano in anni (ricordiamo che non si possono richiedere spese di perizia e di istruttoria e che il costo del notaio per l’atto di trasferimento dell’ipoteca è a carico della banca) certo un cliente potenzialmente infedele non è gradito.

Meccanismi

Il mondo creditizio non ha mai amato il sistema delle surroghe introdotto dal cosiddetto decreto Bersani del 2007 e sta premendo per una modifica perlomeno del divieto di chiedere penali di anticipata estinzione. Il decreto le ha abrogate del tutto e da tempo l’Abi preme per una reintroduzione. A livello europeo appare evidente che i mutui fissi in Italia costano più che altrove. Una delle ragioni — secondo gli esponenti del mondo creditizio — è che i nostri istituti devono caricare qualche decimo di punto sugli spread proprio per ricoprirsi dal rischio della chiusura anzitempo del mutuo. Così la penale la pagano tutti i clienti e in anticipo.

martedì 24 giugno 2014

Un milione di Pmi rischia con la successione

da repubblica

UNO STUDIO DI BANCA ALBERTINI SYZ LANCIA L’ALLARME : LA METÀ DI QUESTE REALTÀ È DESTINATA A SCOMPARIRE A CAUSA DI UNA MANCATA PROGRAMMAZIONE DEL PASSAGGIO GENERAZIONALE AL TIMONE DELL’IMPRESA DI FAMIGLIA


Milano C’ è un nuovo pericolo all’orizzonte delle imprese familiari italiane: il passaggio generazionale che nei prossimi 10 anni coinvolgerà un milione di Pmi, il 20% del totale. Almeno la metà di esse è infatti destinata a scomparire a causa di una mancata programmazione della successione d’impresa. Le aziende più avvedute sono già corse ai ripari da tempo imponendosi regole ferree per governare la successione. Lo confermano gli oltre 200 “Patti di Famiglia” siglati sotto la regia di Ambrosetti. E lo certificano i nomi che filtrano attraverso la tradizionale cortina di riserbo da quello dei Lunelli (Cantine Ferrari) agli Illy, i re triestini del caffè, senza dimenticare i Monini di Spoleto (Olio Monini). A lanciare l’allarme è un rapporto di Banca Albertini Syz basato su studi della Commissione Europea e sulla loro proiezione a livello nazionale. Secondo queste fonti solo una quota compresa fra il 25% e il 33% delle aziende del vecchio continente manterranno sia la continuità operativa sia la continuità nell’assetto proprietario dopo il passaggio di seconda generazione. Una percentuale che scende fra il 10% e il 15% dopo il passaggio di terza generazione. Insomma, dimenticate il caso di Margherita Agnelli in fiero contrasto con i suoi figli per l’eredità del padre (e nonno) Gianni Agnelli. E lasciate in archivio lo scontro mitologico fra Bernardino Caprotti padre-padrone di Esselunga e i figlioli che hanno cercato invano

mercoledì 4 giugno 2014

Pressioni Ue, Italia pensa a tassa di successione

Secondo alcune voci al ministero dell'Economia starebbero studiando misure in stile patrimoniale per rispettare pareggio bilancio.

BRUXELLES (WSI) - L'Italia pare voglia correre ai ripari dopo la bocciatura dell'Ue.
Al ministero dell’Economia stanno studiando la la reintroduzione della tassa di successione.
Si tratta solo di voci per il momento ma "gia’ si trema per il terrificante casino che verra’ fuori, tra ipotesi e scadenze in continua 'rimodulazione', con il rischio di un remake del tormentone Imu e suoi derivati". 
"Tutto da studiare anche il timing, ma certo che così’ si avrebbe un altro bel pezzo di patrimoniale che si realizza".