repubblica.it
La bad bank dell'istituto nazionalizzato nel 2009 non riesce a far fronte alle esigenze: deve fare emergere perdite per 8,7 miliardi. Significa che si congelano i pagamenti, a rimetterci saranno anche i detentori dei bond
MILANO - Il ministero delle finanze austriaco ha deciso di non supportare la bad bank Heta dell'istituto di credito Hypo Alpe Adria dopo che questa ha dovuto far emergere perdite di 8,7 miliardi di euro. E' quanto informa la Bloomberg, secondo cui si applicheranno così per la prima volta le regole europee del 'bail in' che impongono perdite anche ai creditori.
In particolare l'autorità di vigilanza austriaca Fma ha ordinato una moratoria dei debiti della Heta fino al 31 maggio 2016. L'Heta, la band bank dell'istituto Hipo Alpe-Adria finito in gravi difficoltà finanziarie, ha un bond da 450 milioni in scadenza venerdì e uno da 500 il 20 marzo. Questi rimborsi non saranno rispettati, La Heta ha già presentato un conto da 5,5 miliardi ai cittadini austriaci, ma ne avrebbe avuti bisogno altri 7,6 miliardi oltre a quelli.
Il ministro delle Finanze ha spiegato che la decisione è stata presa dopo i primi risultati di un'analisi degli asset della banca. La Hypo Alpe Adria era stata nazionalizzata nel 2009, dopo che aveva realizzato insopportabili svalutazioni su crediti di cattiva qualità nei Balcani. Le autorità di Vienna hanno informato che rispetteranno le garanzie per 1 miliardo di euro su un debito subordinato emesso da Heta nel 2012.
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venerdì 24 aprile 2015
Visco: "I clienti pagheranno i salvataggi delle banche, vanno informati"
da: Repubblica.it
Il governatore di Bankitalia interviene al Senato e rassicura sulla condizioni dell'economia il cui miglioramento "si sta riflettendo positivamente sulle condizioni delle banche", ma mette in guardia sul futuro
MILANO - La notizia positiva è che il miglioramento delle condizioni dell'economia e dei mercati, "si sta riflettendo positivamente sulle condizioni delle banche". Quella negativa è
che "i tempi per l'adozione degli strumenti contro la crisi sono ancora troppo lunghi". Almeno per il governatore di Bankitalia che in audizione al Senato ha spiegato come "i bilanci bancari continuano a risentire della protratta debolezza dell'attività economica, che pesa sulla qualità del credito e sulla profittabilità degli intermediari". E ancora: "Bisogna informare i clienti che pagheranno anche loro per il salvataggio delle banche".
Norme Ue. A limitare gli effetti delle mosse a livello europeo sul nostro Paese sono però i "lunghi tempi per la trasposizione delle regole europee nell'ordinamento nazionale" che "ostacolano l'impegno e la partecipazione attiva del nostro paese al processo di integrazione finanziaria europea" tempi che secondo Visco "possono incidere sulla stessa credibilità della nostra azione". Il governatore si riferisce, in particolare, al meccanismo di risoluzione unico delle crisi e precisando che "sarebbe stato essenziale che il recepimento delle direttive fosse stato effettuato per tempo. Abbiamo imparato che si può fare a meno di alcuni strumenti finanziari così complessi che possono al limite creare più danni che benefici".
Crisi. Visco ha poi spiegato come al miglioramento delle condizioni di fondo dell'economia "hanno contribuito in maniera determinante gli interventi dell'Eurosistema". Parlando poi in prospettiva della vigilanza europea il banchiere ha ribadito che per "rendere possibile la risoluzione di intermediari molto grandi e complessi sarà necessario dotare il Fondo di risoluzione unico di un adeguato backstop pubblico europeo, attivabile in breve tempo. Le risorse comuni eventualmente anticipate al Fondo dovranno essere comunque recuperate ex post a carico degli intermediari, coerentemente con un quadro normativo che ha l'obiettivo di attribuire al settore privato l'onere di sostenere i costi delle crisi".
Clienti-creditori. La creazione del Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism, SRM), ha sottolineato ancora Visco, "rappresenta un ulteriore, essenziale tassello nel processo di costruzione dell'Unione bancaria". Alla luce delle nuove norme europee sulla gestione delle crisi, poi, le banche "dovranno adottare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento fondamentale apportato dalle nuove regole, che non consentono d'ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori". Secondo Visco, quindi, i clienti andranno pienamente informati del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca.
Mps. Nella vicenda che ha coinvolto il Monte dei Paschi di Siena "non ci sono stati ritardi da parte della vigilanza", piuttosto, "se ci sono attività delittuose, la Banca d'Italia ne è vittima". E' quanto ha affermato il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco rispondendo alle domande dei senatori nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano nella prospettiva della vigilanza europea.
Bad bank. Per far fronte al tema dei crediti deteriorati "secondo me - ha proseguito Visco - è importante rispondere con un intervento pubblico,ovviamente rispettando le norme europee". Secondo Visco "ci sono le giustificazioni per un intervento pubblico". Il governatore ha quindi ricordato che "ci sono iniziative in corso su cui lavoriamo intensamente con il ministero dell'Economia".
Il governatore di Bankitalia interviene al Senato e rassicura sulla condizioni dell'economia il cui miglioramento "si sta riflettendo positivamente sulle condizioni delle banche", ma mette in guardia sul futuro
MILANO - La notizia positiva è che il miglioramento delle condizioni dell'economia e dei mercati, "si sta riflettendo positivamente sulle condizioni delle banche". Quella negativa è

che "i tempi per l'adozione degli strumenti contro la crisi sono ancora troppo lunghi". Almeno per il governatore di Bankitalia che in audizione al Senato ha spiegato come "i bilanci bancari continuano a risentire della protratta debolezza dell'attività economica, che pesa sulla qualità del credito e sulla profittabilità degli intermediari". E ancora: "Bisogna informare i clienti che pagheranno anche loro per il salvataggio delle banche".
Norme Ue. A limitare gli effetti delle mosse a livello europeo sul nostro Paese sono però i "lunghi tempi per la trasposizione delle regole europee nell'ordinamento nazionale" che "ostacolano l'impegno e la partecipazione attiva del nostro paese al processo di integrazione finanziaria europea" tempi che secondo Visco "possono incidere sulla stessa credibilità della nostra azione". Il governatore si riferisce, in particolare, al meccanismo di risoluzione unico delle crisi e precisando che "sarebbe stato essenziale che il recepimento delle direttive fosse stato effettuato per tempo. Abbiamo imparato che si può fare a meno di alcuni strumenti finanziari così complessi che possono al limite creare più danni che benefici".
Crisi. Visco ha poi spiegato come al miglioramento delle condizioni di fondo dell'economia "hanno contribuito in maniera determinante gli interventi dell'Eurosistema". Parlando poi in prospettiva della vigilanza europea il banchiere ha ribadito che per "rendere possibile la risoluzione di intermediari molto grandi e complessi sarà necessario dotare il Fondo di risoluzione unico di un adeguato backstop pubblico europeo, attivabile in breve tempo. Le risorse comuni eventualmente anticipate al Fondo dovranno essere comunque recuperate ex post a carico degli intermediari, coerentemente con un quadro normativo che ha l'obiettivo di attribuire al settore privato l'onere di sostenere i costi delle crisi".
Clienti-creditori. La creazione del Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism, SRM), ha sottolineato ancora Visco, "rappresenta un ulteriore, essenziale tassello nel processo di costruzione dell'Unione bancaria". Alla luce delle nuove norme europee sulla gestione delle crisi, poi, le banche "dovranno adottare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento fondamentale apportato dalle nuove regole, che non consentono d'ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori". Secondo Visco, quindi, i clienti andranno pienamente informati del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca.
Mps. Nella vicenda che ha coinvolto il Monte dei Paschi di Siena "non ci sono stati ritardi da parte della vigilanza", piuttosto, "se ci sono attività delittuose, la Banca d'Italia ne è vittima". E' quanto ha affermato il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco rispondendo alle domande dei senatori nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano nella prospettiva della vigilanza europea.
Bad bank. Per far fronte al tema dei crediti deteriorati "secondo me - ha proseguito Visco - è importante rispondere con un intervento pubblico,ovviamente rispettando le norme europee". Secondo Visco "ci sono le giustificazioni per un intervento pubblico". Il governatore ha quindi ricordato che "ci sono iniziative in corso su cui lavoriamo intensamente con il ministero dell'Economia".
mercoledì 22 aprile 2015
lunedì 20 aprile 2015
I comuni più ricchi d’Italia
Scritto da: Davide Mazzocco - venerdì 17 aprile 2015
Portofino svetta fra gli 8058 comuni italiani con un imponibile medio dei suoi abitanti superiore ai 51mila euro. Nelle prime trenta posizioni venti comuni lombardi
È Portofino il comune più ricco d’Italia. Il piccolo borgo dove attraccano yacht e panfili provenienti da tutto il Mediterraneo è, secondo i dati del Fisco italiano relativi al 2014, quello con il reddito più alto: i suoi 336 contribuenti censiti hanno, infatti, un imponibile medio di 51.403 euro, quasi 9000 euro in più del secondo comune in classifica, Basiglio, che segue con un imponibile di 42.923 euro. Sul podio, oltre a Basiglio, finisce anche un altro comune milanese,Cusago, dove l’imponibile è di 35.735.
Nelle prime quindici posizioni della graduatoria nazionale ci sono ben 6 comuni della provincia di Milano: oltre a Basiglio e Cusago, infatti, ci sono Segrate, Arese, San Donato Milanese e, in quindicesima posizione, c’è proprio il capoluogo Milano dove l’imponibile medio è di 29.803.
Fra le prime quindici posizioni vi sono ben tre comuni della collina torinese, da anni nelle prime posizioni di questo tipo di graduatorie: si tratta di Pino Torinese (che occupa la settima posizione), di Pecetto Torinese (undicesima) e di Baldissero Torinese (quattordicesima). Nella top trenta a farla da padrona è la Lombardia presente con ben 20 comuni fra i quali spiccano Campione d’Italia (quinto) e Monza (ventinovesimo).
Nella top trenta a farla da padrona è la Lombardia presente con ben 20 comuni fra i quali spiccano Campione d’Italia (quinto) e Monza (ventinovesimo).
giovedì 16 aprile 2015
Borse in rosso su tensioni in Grecia. I titoli di Atene a 2 anni volano al 27%, il Bund a 10 anni cade allo 0,08%
da: ilsole24 ore
Le Borse europee accentuano i ribassi, tra prese di beneficio e tensioni sul caso Grecia I titoli di Atene a 2 anni volano al 27% sui timori di un default il 24 aprile.
Lo spread tra BTp e Bund viaggia a 117 punti per effetto del nuovo minimo storico del Bund tedesco a 10 anni allo 0,086%, il rendimento dei titoli greci a 10 anni è arrivato a superare l’11% dopo che ieri Standard and Poor’s ha declassato ulteriormente il rating della Grecia con outlook negativo. La Grecia resta sorvegliata speciale dagli investitori. Secondo alcuni rumor la Germania (che però ha smentito) starebbe valutando un piano B, che prevederebbe il default di Atene ma la permanenze del Paese tra i 19 dell’Eurozona.A Milano in evidenza i titoli petroliferi (che beneficiano della risalita del petrolio ai massimi da dicembre) e di Fca (che beneficia dell’ottimo dato sulle immatricolazioni a marzo).. I mercati archiviano il Beige Book della Fed pubblicato ieri sera secondo cui l’economia statunitense sta crescendo bene, ma non in modo travolgente. Notizie che hanno indebolito il dollaro con l’euro che resta in ogni caso nella fase laterale tra 1,5 e 1,10 in area 1,6 (cambio euro/dollaro e convertitore di valute).
I mercati asiatici sono tonici sulla scia delle aspettative di una manovra espansiva da parte della Banca centrale cinese dopo i dati macro deludenti sfoggiati ieri dalla Cina. La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta per la terza seduta consecutiva confermando la fase di consolidamento.
martedì 14 aprile 2015
LA DETERMINANTE DELLA RICCHEZZA E' NELLA PIANIFICAZIONE FINANZIARIA
LA DETERMINANTE DELLA RICCHEZZA E' NELLA PIANIFICAZIONE FINANZIARIA E NON NEI PRODOTTI O NEI MERCATI
venerdì 10 aprile 2015
Austria non garantirà più depositi bancari. Fallimenti? Addio risparmi di una vita
http://www.wallstreetitalia.com/
Entra in vigore il regime del "bail in". Occhio alla mappa: le banche più sicure e l'Italia al 4° posto tra paesi a rischio per i correntisti.
ROMA (WSI) - In Austria, a partire da luglio, entrerà ufficialmente in vigore ilregime del "bail in", ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli.
La decisione era già stata in qualche modo anticipata con la notizia del buco monstre della bad bank di Hypo Alpe Adria. In quell'occasione, il ministero austriaco delle finanze aveva ricordato che, sulla base della nuova normativa, i creditori possono essere di fatto costretti a contribuire alle perdite, in modo tale che i contribuenti non debbano accollarsi l'intero peso.
Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa.
L'annuncio forte è arrivato oggi: l'Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall'Unione europea. D'altronde, la nuova legislazione sul bail in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa. Ed è molto probabile che l'Austria dia il via a un trend che si espanderà poi non solo in Europa, ma anche in altri paesi del mondo.
Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui icorrentisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).
Al primo posto c'è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Al quarto posto l'Italia; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.
Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d'oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.
Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.
Di conseguenza, le banche, per far fronte all'eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.
In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all'estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.
In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L'ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.
Die Presse cita l'esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonanche, il 27 giugno del 2013, affermò: "il bail in è ora la regola". Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.
Ben presto anche i depositi di altre banche dell'Unione europea potrebbero non essere più al sicuro.
Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: "i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi". Con l'ammissione: peccato che "questo compito sia estremamente difficile, causa i comunicati finanziari poco chiari e la complessità delle interdipendenze nel sistema bancario". (Lna)
Entra in vigore il regime del "bail in". Occhio alla mappa: le banche più sicure e l'Italia al 4° posto tra paesi a rischio per i correntisti.
ROMA (WSI) - In Austria, a partire da luglio, entrerà ufficialmente in vigore ilregime del "bail in", ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli.
La decisione era già stata in qualche modo anticipata con la notizia del buco monstre della bad bank di Hypo Alpe Adria. In quell'occasione, il ministero austriaco delle finanze aveva ricordato che, sulla base della nuova normativa, i creditori possono essere di fatto costretti a contribuire alle perdite, in modo tale che i contribuenti non debbano accollarsi l'intero peso.
Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa.
L'annuncio forte è arrivato oggi: l'Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall'Unione europea. D'altronde, la nuova legislazione sul bail in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa. Ed è molto probabile che l'Austria dia il via a un trend che si espanderà poi non solo in Europa, ma anche in altri paesi del mondo.
Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui icorrentisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).
Al primo posto c'è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Al quarto posto l'Italia; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.
Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d'oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.
Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.
Di conseguenza, le banche, per far fronte all'eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.
In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all'estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.
In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L'ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.
Die Presse cita l'esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonanche, il 27 giugno del 2013, affermò: "il bail in è ora la regola". Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.
Ben presto anche i depositi di altre banche dell'Unione europea potrebbero non essere più al sicuro.
Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: "i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi". Con l'ammissione: peccato che "questo compito sia estremamente difficile, causa i comunicati finanziari poco chiari e la complessità delle interdipendenze nel sistema bancario". (Lna)
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