mercoledì 24 febbraio 2016

Tassa di successione, nuovi aumenti in vista

Di: Noemi Secci
http://www.laleggepertutti.it/112324_tassa-di-successione-nuovi-aumenti-in-vista

Il Governo vuole aumentare le imposte sull’eredità e sulla donazione: franchigie abbattute ed aliquote sino al 45%.  


Per batter cassa il Governo “rispolvera” l’aumento della tassa di successione e donazione. L’incremento dell’imposta sulle successioni donazioni era nell’aria già da tempo: la proposta di legge era stata presentata l’anno scorso dai deputati di Sel [1]. Ora, come confermato da Milano Finanza, sono ripresi i lavori per l’inasprimento dell’imposta.
La nuova imposta sulle successioni e donazioni prevede delle franchigie (cioè delle soglie esenti da tassazione) molto più basse rispetto alle attuali soglie e un innalzamento delle aliquote per tutti i contribuenti, anche qualora chi erediti sia il coniuge o il figlio.
Non solo: se il valore dell’eredità supera 5 milioni di euro, le aliquote arrivano anche al 45%.

Vediamo i nuovi aumenti delle tasse nel dettaglio.


Nuova tassa di successione

La base imponibile della nuova imposta di successione sarà sempre costituita dal valore complessivo dell’eredità. L’ammontare della tassa, però, si determinerà applicando le seguenti aliquote:

– 7%: per il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia massima di 400.000 euro (vuol dire che il tributo si paga sul valore che eccede questa soglia). Attualmente, l’aliquota è al 4%, e la franchigia a un milione di euro;

– 8%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 Euro; attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale;

– 10%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado; attualmente la franchigia è pari al 6%;

– 15%, senza franchigia per gli altri soggetti; attualmente la franchigia è pari all’8%.
Ma le novità non finiscono qui: se il valore del patrimonio ereditario supera i 5 milioni di euro, le aliquote saranno pari al:

– 21%, per coniuge, genitori e figli;

– 24%,per fratelli e sorelle;

– 30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado;

– 45%, per gli altri soggetti.


Valore dell’asse ereditario

Il valore del patrimonio ereditario viene determinato non solo in base a conti correnti, depositi, ed a tutti i beni mobili del defunto, ma anche in base agli immobili posseduti.
In particolare, il valore degli immobili ai fini dell’imposta sulla successione si calcola in questo modo:

rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per uno dei seguenti coefficienti:

– 110, per la prima casa;
– 120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi A/10 e C/1);
– 140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B;
– 60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D;
– 40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.

Il valore dei terreni non edificabili si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.


Imposte sugli immobili ereditati

Non dimentichiamo, poi, che l’imposta sulle successioni non è l’unica tassa da pagare quando si eredita un immobile: devono essere effettuate, in questo caso, anche le volture catastali e saldate le imposte ipotecarie e catastali. Tra l’altro, mentre la dichiarazione di successione può essere presentata entro 1 anno dal decesso, e la relativa imposta è liquidata dall’Agenzia delle Entrate entro 3 anni, le imposte ipotecarie e catastali (la prima pari al2%, e la seconda all’1% del valore dell’immobile) devono essere liquidate prima della presentazione della dichiarazione di successione. Delle eccezioni sono previste per la prima casa. Non dovrebbero essere previsti ritocchi al rialzo per tali imposte.
[1] Proposta di Legge n. 2830/2015.
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Come è tassata la successione in Italia e all'estero


martedì 24 novembre 2015

Lire, Consulta riapre al cambio con Euro bloccato da governo Monti: Banca d’Italia non è ancora pronta


Pubblicato il 7 nov 2015 - 12:31pm di Ubaldo Cricchi

La Consulta ha deciso di rendere ancora possibile il cambio delle lire in Euro: chi a casa ha ancora qualche banconota del vecchio conio può portarle presso gli sportelli della Banca d’Italia per ottenere il corrispettivo in Euro. Nel 2002 lamoneta unica sostituì le lire in modo definitivo dopo un breve periodo di convivenza.

Il passaggio dalle lire all’Euro e il blocco del cambio anticipato dal governo Monti

Fu un passaggio epocale, ma anche un evento traumatico per coloro che per gran parte della loro vita avevano imparato a fare i conti in lire: chi ha qualche annetto si ricorderà senza dubbio il continuo ricorso a delle speciali calcolatrici, gli euroconvertitori, oppure quelle pubblicità che per insegnare le persone a quantificare le cifre in euro consigliavano di fare dei calcoli del tipo “raddoppi la cifra e ci metti tre zeri”. Dal giorno in cui l’Euro sostituì le lire in modo permanente vennero dati agli italiani dieci anni di tempo (che sarebbero scaduti il 28 febbraio del 2012) per cambiare tutte le lire che possedevano in Euro. Da quella data le monete e le banconote del vecchio conio sarebbero di fatto diventate inutili; il governo Monti, in un periodo di piena crisi, decise di anticipare il blocco del cambio di tre mesi. La Corte Costituzionale ha però deciso di cancellare questa prescrizione, e dal 6 Novembre 2015 (in teoria) sarà nuovamente possibile cambiare le lire in Euro.
Questa riapertura al cambio si è resa necessaria perché secondo le statistiche non sono state convertite lire per un totale che ammonta a circa due miliardi di euro. Un vero e proprio tesoro: sono evidentemente tantissimi gli italiani che nelle loro case hanno ancora qualche somma in lire. Alcuni di loro hanno deliberatamente scelto di conservare qualche moneta o qualche banconota per ricordo o collezionismo, mentre altri semplicemente non si ricordavano di possederne.

La decisione della Consulta, Banca d’Italia non pronta

Secondo alcune segnalazioni rese note dalle associazioni dei consumatori, in alcuni casi i tesori perduti non di limitavano a qualche spicciolo, ma arrivavano addirittura a milioni di lire. Nel novembre del 2011 il governo Monti decise di anticipare di qualche mese il blocco del cambio previsto, come abbiamo detto prima, il 28 febbraio dell’anno successivo. Questa prescrizione anticipata è stata definita incostituzionale dalla Consulta: in pratica le lire non cambiate, invece di finire nelle tasche dei cittadini che le detenevano legittimamente, sono andate ad arricchire le casse dello Stato. Il tutto sempre nell’ottica dei sacrifici a cui gli italiani dovevano andare incontro per affrontare la crisi che in quel periodo era particolarmente pesante.
I tre mesi “rubati” dal governo Monti saranno recuperati. Chi ha ancora banconote (per le monete non c’è più nulla da fare) delle vecchie lire potrà cambiarle in Euro esattamente con la stessa procedura prevista quattro anni fa: bisogna presentarsi ad uno sportello della Banca d’Italia con la somma in lire e chiederne il cambio in Euro. Ma dalla Banca d’Italia stessa fanno sapere che in questo momento non sono in grado di procede con il cambio, e che si stanno studiando le soluzioni per rispettare la decisione della Consulta: la finestra riparatrice di tre mesi per la conversione dovrà essere stabilita in tempi brevi. Grazie alla decisione della Corte Costituzionale alcuni distrattoni che hanno scoperto dopo il blocco di Monti di avere un tesoro in lire hanno un’altra opportunità di recuperare i loro soldi: la caccia alle lire dentro casa è iniziata!