giovedì 26 gennaio 2012

Asta Italia: collocato tutto il debito previsto, tassi stabili

Roma - Il Tesoro ha collocato tutti i 4,5 miliardi di nuovi Ctz con scadenza 31 gennaio 2014, con un rendimento del 3,763%, in calo dell'1,090% rispetto all'asta precedente. 

Collocati anche tutti i 500 milioni di euro di Btp con scadenza 15 settembre 2014 indicizzati all'inflazione dell'area euro a un tasso del 3,2%.

Lo spread continua a calare dopo l'esito positivo dell'emissione, con il differenziale tra il rendimento a dieci anni del debito italiano e quello tedesco che scende a 412 punti.

Quando al costo per assicurarsi per cinque anni contro l'ipotesi di default, i credit default swap sono in calo a 410 punti base (-29). In Spagna pure (-18 a 350), mentre in Portogallo sono in rialzo di 6 punti base a 1.300. In Irlanda - che tra i Piigs pare essere quello meglio ripresosi dalla crisi - in ribasso di 18 punti base.

Perché Soros consiglia di puntare sui bond italiani

da: WSI
New York - Rendimenti fantastici sui bond italiani. Ottimo investimento per speculare. Ma si tratta comunque di una puntata rischiosa. Se le cose dovessero peggiorare il rischio è di perdere tanti soldi. Il finanziere americanoGeorge Soros non esclude la possibilità di un default italiano, ma comunque un finale che sicuramente "potrebbe essere evitato".

"Attraversando un periodo di deflazione, un 6% sui titoli italiani a 10 anni rappresenta un ottimo rendimento, che non rimarrà più a questi livelli una volta che le cose si sistemeranno. Dunque credo che per speculare, sono un investimento molto interessante".

"Ma si tratta comunque di un investimento rischioso, perché se le cose dovessero andare male, i rendimenti potrebbero balzare fino al 10%. Correresti il rischio di perdere gran parte del tuo denaro".

"Dunque, al 6%-7% i bond italiani sono ottimi per speculare. Al 5%-4% sarebbero invece una interessante possibilità di investimento di lungo periodo. È uno dei paradossi che mostra come i mercati finanziari al momento non stanno funzionando come dovrebbero".

"Credo che si possa evitare (il default). Se così non fosse, sarebbe la fine dell’Europa. Le conseguenze negative si spargerebbero tutt’intorno".

mercoledì 25 gennaio 2012

Partito Indipendente: default unica soluzione per salvare l'Italia

Terapia shock del Partito Indipendente. La nuova formazione politica, ancora piccola, in fase di pre-lancio e gia' in forte crescita, nella prima bozza del Programma Politico in 10 punti, al capitolo intitolato "Finanza pubblica ed Euro", scrive che per riaffermare sovranita' e autonomia monetaria e ripartire da zero con la crescita dell'Italia, "la riduzione del debito pubblico di 1,9 trilioni di euro non si risolve se non con il default preventivo e concordato". Tra le altre misure proposte dal Partito Indipendente: Euro a due velocita', la moneta viene stampata dalla Banca d'Italia (nazionalizzata, di proprieta' dello stato e non dei privati), l'Europa come area di libero scambio commerciale, la nazionalizzazione delle banche in crisi e non patrimonializzate, lo stop alla speculazione finanziaria, tasse piu' basse e pagate da tutti, investimenti massicci per rendere l'Italia competitiva.

Ecco il dettaglio del programma in 10 punti, molto duro e radicale per lo standard politico medio italiano ma realizzabile, concreto, razionale e soprattutto ineluttabile, se si vuole smontare l'ipocrisia in cui vive l'intera classe politica italiana: ci stanno portando al crack economico-finanziario, mascherandolo con bugie e falsita' e facendo soffrire a dismisura la vasta classe media, disperata e soffocata da tasse, vessazioni e misure depressive.

Allarme del Fmi: "L'Italia non puo' farcela da sola"

da: AGI

(AGI) - Washington, 24 gen. -  L'Italia ha bisogno di "firewall piu' forti in Europa". Il monito e' del direttore del Dipartimento Affari fiscali delFondo monetario internazionale, Carlo Cottarelli, che promuove la "forte correzione" dei conti pubblici operata dal Governo Monti ma avverte: "Ora servono le riforme strutturali". La terza cosa, ha spiegato Cottarelli, "di cui c'e' bisogno, e questo va oltre cio' che l'Italia puo' fare da sola, e' la disponibilita' di firewall piu' forti in Europa, maggiore finanziamento, perche' questo facilitera' il declino dei tassi d'interesse che e' un bene per i conti pubblici e per l'economia".
FMI: ITALIA IN RECESSIONE, PIL -2,2% NEL 2011 E -0,6% NEL 2012
L'Italia sprofonda in recessione. A certificarlo e' l'aggiornamento del Rapporto economico mondiale del Fondo monetario internazionale secondo cui il Pil del nostro Paese scendera' del 2,2% quest'anno e dello 0,6% il prossimo. Una sforbiciata pesante rispetto alle stime pubblicate dallo stesso istituto nel settembre scorso: il taglio e' del 2,5% sulle previsioni 2012 e dell'1,1% sul 2013. Le cose migliorano un po' guardando alle previsioni quarto trimestre su quarto trimestre che appesantiscono il calo al 2,7% quest'anno ma vedono una ripresa dello 0,9% il prossimo. Il momento difficile dell'economia si fara' sentire anche sui conti pubblici che vedranno allontanarsi l'obiettivo del pareggio di bilancio. Secondo il Fondo, il rapporto tra deficit e Pil e' destinato ad attestarsi al 2,8% nel 2012 e al 2,3% nel 2013, con un peggioramento rispettivamente pari allo 0,4% e all'1,1% rispetto alle stime autunnali. Il dato resta comunque migliore rispetto alla media dell'Eurozona fissata rispettivamente al 3,4 e al 2,9% nei due anni considerati. Il rapporto tra indebitamente e Pil corretto per il ciclo e' previsto invece pari allo 0,8% quest'anno per poi riportarsi in pareggio il prossimo. Anche il debito non inventira' la tendenza all'aumento. Secondo l'Fmi, il rapporto con il Pil dovrebbe collocarsi al 125,3% nel 2012 per poi crescere al 126,6% nel 2013. Il peggioramento rispetto al Rapporto di settembre e' rispettivamente pari al 3,9 e al 6,5%.
FMI: PROMOSSA RIFORMA PENSIONI, SPESA ANNUA -1,75% PIL
Il Fondo monetario internazionale promuove la riforma delle pensioni decisa dal Governo Monti. "Grazie a questa e alle precedenti riforme", si legge nell'aggiornamento del Rapporto economico mondiale, "la spesa pensionistica annua e' prevista diminuire dell'1,75% del Pil nei prossimi 20 anni". Si tratta, afferma l'Fmi, "della miglior performance tra i Paesi avanzati, dove la spesa media e' stimata aumentare dell'1,25% del Pil, sebbene il livello iniziale della spesa previdenziale sia tra i piu' alti". Il Fondo spende parole positive anche per gli sforzi fatti sul versante del deficit. "Il pacchetto addizionale approvato a dicembre aumentera' dell'1,25% del Pil il consolidamento fiscale previsto per il periodo 2012-2014, dopo i pacchetti di luglio e settembre che si traducono in uno sforzo fiscale pari al 3,25% e all'1,25% del Pil rispettivamente per quest'anno e il prossimo". Secondo il Fondo, la manovra e' "sufficiente per portare il bilancio in pareggio in termini aggiustati per il ciclo l'anno prossimo".
FMI: RIPRESA GLOBALE IN STALLO, RISCHI AL RIBASSO AUMENTANO
Particolarmente dura la situazione in Italia e in Spagna. Nel nostro Paese il Pil e' stimato diminuire del 2,2% nel 2012 e dello 0,6% nel 2013. In Spagna si ridurra' dell'1,7% e dello 0,3% rispettivamente nei due anni. Germania e Francia resteranno invece in territorio positivo. Il Pil tedesco salira' rispettivamente dello 0,3% e dell'1,5%, quello francese dello 0,2% e dell'1%. Nel complesso, il prodotto delle economie avanzate salira' dell'1,2% quest'anno e dell'1,9% il prossimo.
  L'economia migliore sara' quello statunitense, il cui Pil e' previsto in aumento dell'1,8% nel 2012 e del 2,2% nel 2013. Il prodotto giapponese salira' invece rispettivamente dell'1,7 e dell'1,6%. In rallentamento le economie emergenti e in via di sviluppo. Nel complesso il loro Pil crescera' del 5,4% quest'anno e del 5,9% il prossimo, con una riduzione rispettivamente pari allo 0,7 e allo 0,6% rispetto a quanto stimato nell'autunno scorso. Non fanno eccezione ai tagli neanche Cina e India la cui crescita resta comunque robusta.
  L'economia cinese salira dell'8,2% (-0,8%) nel 2012 e dell'8,8% nel 2013 (-0.7%), quella indiana rispettivamente del 7% (-0,5%) e del 7,3% (-0,8%). Secondo il Fondo, "la sfida politica piu' immediata e' riportare fiducia e porre fine alla crisi nell'area del'euro". Tre le priorita' individuate dall'Fmi: aggiustamento sostenuto ma graduale delle finanze pubbliche, ampia liquidita' e politica monetaria accomodante soprattutto nelle economie avanzate, recupero della fiducia nella capacita' di agire delle autorita'. (AGI) .

martedì 24 gennaio 2012

Fisco: si agli scontrini detraibili dalla dichiarazione redditi

da AGI:
Roma - Scontrini e fatture detraibili dalla dichiarazione dei redditi? "Si', ma a patto che non si crei in parallelo un'industria delle fatture false, sarebbe un fatto gravissimo che danneggerebbe lo Stato. 

Il governo prende in considerazione ogni proposta che ci consenta di portare avanti la lotta all'evasione. Ma non possiamo affrettare le decisioni". Lo ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricala', intervenendo a 'Otto e mezzo'.

lunedì 23 gennaio 2012

Sondaggio: i gestori danno fiducia all'Europa



di: Sara Silano (Morningstar)


I gestori, interpellati da Morningstar nel consueto sondaggio mensile sulle previsioni per i prossimi sei mesi,sono meno pessimisti sulle sorti dell’Europa. 

Giudicano la situazione ancora critica, ma hanno più fiducia sulla capacità delle autorità politiche e monetarie di trovare una soluzione alla crisi. E’ convinzione diffusa che la propensione al rischio aumenterà nei prossimi sei mesi, con conseguente riduzione della liquidità nei portafogli a vantaggio di altre asset class.

Europa, meno pessimismo 
Il Vecchio continente rimane l’anello debole dei mercati finanziari globali. L’evoluzione della crisi resta avvolta nell’incertezza. La crisi del debito sovrano e le difficoltà delle banche potrebbero richiedere nuovi interventi da parte degli organismi nazionali e internazionali. 

Resta l’incognita sulla crescita economica, che presenterà valori negativi in alcuni paesi. Tuttavia, i gestori sono più fiduciosi rispetto al passato sulla capacità dei leader politici di trovare una soluzione. Non appena le Borse se ne accorgeranno, le quotazioni risaliranno. Per il 45% dei fund manager, la svolta potrebbe avvenire già nei prossimi sei mesi, mentre per il 40% il mercati continueranno ad oscillare attorno agli attuali livelli. I pessimisti passano dal 28% di dicembre al 15%.

Italia, cambio di marcia 
Come a dicembre, il giudizio dei gestori su Piazza affari è più ottimista rispetto al resto dell’area Euro. Il 60% degli intervistati prevede un apprezzamento del listino milanese nei prossimi sei mesi, contro il 10% che si attende una discesa. 

Nel 2011, il mercato italiano ha fatto peggio di quello continentale a causa del rallentamento economico, dell’acuirsi della crisi del debito sovrano e delle pressioni sul settore bancario. Oggi, i titoli sono tra i più economici del Vecchio continente, ma per fare tornare gli investitori servono ulteriori rassicurazioni sul fronte del pesante fardello pubblico. 

Wall Street riconquista i manager 
Rispetto a dicembre, è aumentato l’ottimismo sulla Borsa americana, che salirà per il 65% dei gestori (erano il 44% a dicembre). Wall Street potrebbe essere tra i maggiori beneficiari del ritorno dell’appetito per il rischio da parte degli investitori, almeno fino a quando l’Europa non volterà definitivamente pagina. Gli Stati Uniti sono meglio posizionati sia dal punto di vista della congiuntura sia dei profitti aziendali. Tra i settori favoriti, c’è quello tecnologico. Permangono, però, le incognite sul fronte del debito pubblico.

Lo yen zavorra Tokyo 
La divisa nipponica continua ad essere troppo forte rispetto alle valute internazionali e penalizza le aziende locali e la Borsa. Per questa ragione, il 40% dei gestori non prevede grandi variazioni del listino rispetto agli attuali livelli. Il 45%, invece, si attende un apprezzamento, dal momento che le valutazioni sono considerate molto attraenti. 

Asia più forte 
L’area del Pacifico si conferma in cima alle preferenze dei gestori. Il 75% stima un aumento delle quotazioni azionarie nei prossimi sei mesi (erano il 67% a dicembre). Come altre aree emergenti, quelle asiatiche hanno mostrato maggior solidità dei paesi sviluppati. Le turbolenze che li coinvolgono sono cicliche più che strutturali, per cui destinate ad essere superate.

Titoli di stato al palo 
Le obbligazioni governative delle principali economie, come Stati Uniti, Germania e Regno Unito, sono intorno (o sotto) il 2%, un livello troppo basso per giudicarle attraenti. Per i gestori le possibilità di apprezzamento sono limitate, in un contesto di tassi di interesse fermi, crescita economica modesta e banche centrali impegnate ad acquistare titoli di stato. 

In Europa, l’attenuarsi delle tensioni, dovrebbe portare a una riduzione dello spread tra il Bund tedesco e il BTp italiano. Dalla seconda parte dell’anno, dunque, potrebbe esserci una minor corsa alla qualità (flight to quality) e un ritorno sui titoli periferici. In ogni caso, molti gestori preferiscono non prendere rischi su questa asset class, optando per le obbligazioni societarie e high yield.

Euro debole 
Le previsioni sul cambio euro-dollaro non sono variate significativamente rispetto a dicembre. Il 55% dei gestori prevede un indebolimento della divisa comunitaria, mentre solo il 5% stima un apprezzamento. Gran parte dei gestori indica un range di oscillazione compreso tra 1,25 e 1,35. Una forte diminuzione dell’avversione al rischio potrebbe però riportare flussi di investimento sulla moneta unica.

venerdì 20 gennaio 2012

Monte dei Paschi: è rischio nazionalizzazione

da: WSI
Milano - Fari puntati su Monte dei Paschi, che rischia sempre di più di la nazionalizzazione "parziale o totale". E' quanto afferma un articolo del Financial Times, che riporta le preoccupazioni delle autorità di regolamentazione europee. 

Insieme a Commerzbank, spiega il quotidiano britannico, MPS potrebbe infatti non essere capace di presentare piani credibili sul miglioramento del proprio capitale, tanto che le stesse autorità affermano che "una iniezione di mezzi freschi" da parte dell'Italia -nel caso di Monte dei Paschi- e dalla Germania -nel caso di Commerzbank - "è quasi inevitabile". Si tratta, ha detto un funzionario, "di grandi casi".

Gli stress test che sono stati lanciati lo scorso dicembre dallo European Banking Authority (Eba) hanno messo in evidenza per MPS un bisogno di capitale di 3,3 miliardi di euro; nel caso di Commerzbank, il buco sarebbe di 5,3 miliardi. 

Entrambe le banche non hanno rilasciato alcun commento sul rischio che debbano bussare alle porte dei relativi stati, e anzi hanno insistito sulla loro capacità di risolvere la questione. 

Tra le banche europee più importanti, recentemente solo Unicredit, la banca numero uno per asset, ha lanciato un'operazione di aumento di capitale. Gli analisti intervistati dal Ft sottolineano però che il forte tonfo del titolo seguito all'annuncio rappresenta per altri istituti di credito un deterrente nell'andare nella la stessa direzione.

Forti, dunque, i timori sul futuro di MPS, che secondo il Financial Times è al rischio maggiore di essere costretta, almeno, a una nazionalizzazione parziale. Tre fonti di mercato hanno affermato che in questo caso, interverrebbe la Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe fornire fondi o direttamente alla banca o indirettamente, attraverso il principale azionista, la Fondazione Monte dei Paschi.